Lockfeels, ovvero La Leggenda della costipazione emotiva maschile

Una cosa tipica della socializzazione femminile, a cui non sfuggono neanche le femministe, è la tendenza a darla vinta agli uomini. Comprensibile: abbiamo passato tutta la vita a considerarci NPC delle loro vite, supporto, pronte a coadiuvare i loro piani e a credere ciecamente a tutto ciò che dicono.

E aderire a un movimento vituperato come il femminismo ci mette ulteriormente in crisi: sono femminista ma ti giuro che non ti odio! Sono femminista ma non sono acida e cattiva! Ho dimostrato tante volte come le femministe, nel tentativo strenuo di dimostrare complicità e non aggressività, abbiano inquinato il movimento e ricercato l’approvazione maschile a danno di loro stesse.

lumaca zombie

Credevate che la lumaca zombie si fosse estinta? È più forte che mai!

Uno di questi modi è l’adesione acritica alla tesi della costipazione emotiva maschile.

Una teoria molto comoda, che ci permette di sembrare corrette e caring, mentre distribuiamo democraticamente i danni della socializzazione patriarcale, da una parte sostenendo (in modo sottile o espresso a voce alta) che in fondo entrambi i sessi ne fanno le spese in modo ugualmente doloroso; dall’altra dà una giustificazione alla violenza maschile, sottintendendo che l’educazione di un figlio maschio, al pari di un abuso infantile, porti a exploit di violenza di cui il singolo è solo in minima parte responsabile.

Cosa concorre a questa teoria? Naturalmente, la rappresentazione maschile promossa dai media, come serie tv e film. Adesso, accanto al clichè del povero nerd vessato dalle belle ragazze (e l’inesistenza delle ragazze nerd) e del padre divorziato ridotto in miseria cui la ex moglie cattiva non permette di vedere i figli, abbiamo l’uomo represso che non ha potuto piangere una sola volta durante la propria infanzia, nemmeno dopo il parto.

606671220

Uomo rattristato dal fatto che le donne abbiano libero arbitrio e dei diritti. 2018, lacrime e indignazione su tela.

Un uomo cresciuto a schiaffoni, a caffè amaro perché lo zucchero è da femmine, che ha sofferto come un cane per non aver potuto vestire di rosa e che ha trattenuto le lacrime all’immortale motto “piangere è da femminucce“. Questo causerebbe una costipazione emotiva maschile: impossibilitati, dati gli atroci abusi subiti nell’infanzia, a esprimere i loro sentimenti, sono incapaci di elaborarli e quindi preda di exploit distruttivi.

E da questo nascono altre teorie altrettanto demenziali, come l’inesistente mancanza di affetto e contatto fisico per i maschietti durante l’infanzia, che li porterebbe a non esprimere sentimenti di tenerezza fra loro nei loro rapporti sociali – dunque, privi di qualunque supporto emotivo, instabili e insicuri, muovono i loro primi passi nel mondo dell’affetto e dei sentimenti solo quando trovano una ragazza. Naturale che sclerino e l’ammazzino, poverini!

Queste cose superano mai le prove della logica e della semplice realtà dei fatti? Ci risulta che nelle culture in cui si incoraggia(va)no il contatto fisico fra uomini e le tenere amicizie i rapporti con l’altro sesso siano (fossero) più distesi e meno violenti? Ci sembra che gli uomini russi non siano misogini? Gli antichi Greci e gli uomini del passato, che usavano baciarsi sulle labbra e fare foto l’uno sulle ginocchia dell’altro, trattavano le donne meglio della loro spazzatura?

manfriendship2

Sicuramente era la mancanza di affetto che li spingeva a impedirci di votare.

E soprattutto vi risulta che ai bambini attorno a voi venga negato il diritto di piangere, il diritto alle coccole? Vi risulta che l’emotività femminile non venga derisa e ridicolizzata, bensì innalzata? Vi risulta di avere accanto ragazzi stoici che non esprimono mai i loro sentimenti?

Non mi risulta nulla di tutto questo. Vedo attorno a me uomini che non hanno il minimo timore di essere loro stessi, uomini che fanno diete, uomini che si curano, uomini che bevono caffè zuccherato, uomini che si vantano di scrivere poesie e di provare sentimenti struggenti. Soprattutto, vedo uomini che frignano a tambur battente davanti a tutti, che si imbronciano davanti a professori di liceo e all’università, che fanno le vittime con le donne. Che non ci risparmiano neanche al primo appuntamento un rant lacrimoso sulla cattiveria femminile.

E la rabbia non è forse un’emozione? Vedi qualcuno di loro trattenere la rabbia quando ti augura la morte, quando sbatte pugni sul tavolo per intimorirti, quando invade il tuo spazio personale per farti temere un’aggressione, quando alza la voce?

Io non vedo emozioni represse. Quello che vedo, anzi, è un comportamento privo di controllo persino laddove sarebbe buona politica moderarsi. 

damned

Uomo che sicuramente non frigna, non sarebbe virile.

Io vedo madri accogliere al seno e sbaciucchiare bambini che palesemente fingono di stare male. Vedo genitori accondiscendenti a ogni capriccio dei figli maschi – ma, attenzione, se a qualcuno di loro scappa, per esasperazione, una sola volta, un “non piangere come una femminuccia” – niente, mindblown, è finita, abuso su minore, costipazione emotiva, diventerà un serial killer.

Pensavate che fosse una delle tante frasi che, tanto per cambiare, convince i bambini che tutto ciò che è percepito come negativo appartiene alla sfera femminile, che ciò che è femminile è male, è stupido, è inferiore? Macché, mica abbiamo prove che considerino degradante il mondo femminile (che poi vogliono fare loro quando godono perversamente della degradazione, e a quel punto levate, loro sono piùdonnedite), abbiamo invece Prove Provate che loro contengono sempre e stoicamente i loro sentimenti, che non frignano mai e che soffrono come cani per la loro interiorità nascosta, repressa. Proprio.

Invece sapete chi è costantemente libero di esprimere la propria emotività? Le donne. Sì, le bambine che vengono prese in giro e ridicolizzate quando piangono. Le bambine a cui non è concessa la rabbia. Le bambine che sono educate a ignorare il proprio senso di disagio o di noia, che mal si accorda al loro ruolo di bamboline. Le bambine che devono sorridere sempre ed essere gentili ed educate coi parenti e gli amici di famiglia. Le bambine a cui viene fatto capire che la reputazione è tutto, che l’amore che riceveranno, persino dai genitori, non è gratis ma dipende da come si comportano. Bambine che poi vengono guardate con disgusto e criticate per la loro ipocrisia.Le bambine che poi diventano ragazze le cui opinioni non contano, la cui indignazione è isteria, la rabbia mai giustificata, le rivendicazioni follie che “non capisco, le donne sono pazze”. 

business-man-looking-annoyed-horizontal-uses-hand-gestures-33579784

“Mi ha detto quattrocentoventicinque volte di lavare i piatti mentre lei pulisce il resto della casa e bada ai nostri figli, io non l’ho fatto e lei me lo ha ripetuto a voce più alta! Le donne sono pazze!”

Le donne che subiscono costante gaslighting, a cui è dato a bere che, siccome a loro è concessa una lacrima guardando una commedia romantica (ma ricordiamoci che tutto questo è ridicolo, le commedie romantiche sono spazzatura e commuoversi è da cretine), allora i loro sentimenti sono socialmente accettati e presi sul serio – quando poi si ritrovano in relazioni abusive proprio perché è stato negato loro di dare ascolto al proprio disagio, al proprio dolore, alla propria rabbia.

Donne che pure dopo aver mangiato la mela del femminismo ancora hanno la tentazione di assecondare le fantasie vittimistiche dei loro abusatori, che ancora devono essere conniventi con le loro stronzate che non stanno né in cielo né in terra, fuori dalla grazia di Dio, che funzionano solo se ripeti una pappardella astratta e eviti di guardare lo stato concreto delle cose.

Sì, se c’è qualcuno che non è stato oppresso dal punto di vista emotivo, che gode di quel privilegio, siamo proprio noi. Vero?

prof

Ci vogliono dare a bere di essere emozionalmente costipati e praticamente abusati dalla nascita in una società dove l’educazione maschile è improntata sul protagonismo, sull’essere sé stessi in modo illimitato e in qualunque occasione, in cui si sta letteralmente rinunciando all’educazione– una società i cui frutti vedono ragazzi che si sorprendono di ottenere risposte dalle donne, che si indignano se le loro azioni hanno delle reazioni e delle conseguenze, che vorrebbero fare quel che vogliono – come abbandonare una moglie che non ha fatto carriera per badare a loro e alla loro casa e metterla sotto un ponte, perché la legge sul divorzio è “ingiusta”, o avere il potere legale di costringere la moglie ad abortire o partorire, perché “è ingiusto che abbiano l’ultima parola”. 

eqweqw

Da una mostra di San Francisco sul movimento transgender.

Il loro comportamento è quello di bambini viziati, ipercoccolati e messi al centro del mondo, abituati ad avere tutto e a non considerare umane le persone che hanno attorno, men che meno le donne.

 

Ma sì, battiamo loro la mano sulla spalla, sorridiamo e ripetiamo a memoria che non sopportano i “no” mica perché non ne hanno mai ricevuto nella loro vita, ripetiamo a memoria che quando i “no” vengono da noi vengono accolti con rabbia, vendetta e pure morte mica perché, essendo inferiori, meno di tutti abbiamo diritto di negare loro qualcosa. Fanno così perché sono stati abusati e maltrattati, repressi, da frasi che contengono disprezzo nei confronti del mondo femminile – e casualmente la loro violenza si rivolge a noi.

Sorridiamo e ripetiamolo sempre. Possiamo farcela. In fondo siamo state addestrate a questo sin da piccole, con la nostra infanzia liberissima e priva di oppressione.

Annunci

Il libfem e il sex positive – ovvero del re che è nudo.

Questa mattina una mia cara amica mi ha chiesto, col cuore in mano, se fosse sbagliato da parte sua considerare certe pratiche sessuali e certi modi di praticare il sesso piuttosto squallidi.

Voglio precisare che è una persona dotata di un immenso spirito critico, una femminista radicale che spesso è arrivata a certe cose ben prima di me, e ha una formazione molto meno improntata sulla religione rispetto alla mia; dunque non avevo dubbi che fosse una domanda da tenere in considerazione molto attentamente.

Le ho chiesto un attimo per pensarci, perché io e lei, come quasi tutte le femministe radicali, siamo state consacrate al femminismo tramite un inopportuno battesimo nel fiume Giordano che è il femminismo liberale e sex positive. Ergo i nostri dubbi non vengono dal concetto di Gesù che piange, ma dalla riconsiderazione di cose che abbiamo deciso essere non problematiche solo perché i bigotti si sarebbero preoccupati delle lacrime di Gesù, ignorando che i problemi possono essere ben altri.

Tesi, antitesi, è venuto il momento della sintesi.

Domanda: è da bigotti considerare squallide a pelle certe pratiche sessuali? È da bigotti essere critici nei confronti del bdsm? Nel sesso in giovane età? Nei rapporti occasionali con perfetti sconosciuti, magari in locali per scambisti? E perché in certi altri contesti non proviamo la stessa sensazione?

Perché una threesome con un amico o un’amica non ci sembra così problematica? Perché un poliamore, o del sesso in un gruppo di amici, non ci sembra squallido?

bonobo-scimmia

La risposta è arrivata in fretta. Perché la realtà non è fatta di concetti astratti, la realtà è fatta di cose pratiche, tangibili, che spesso non sono belle.

La realtà è che le pulsioni sessuali sono naturali, ma il sesso fra giovanissimi non si tratta mai di due giovincelli ingenui e teneri che sperimentano con meraviglia le reazioni dei loro corpi, è anacronistico e irreale. Possiamo prendere come esempio tutti i bonobo del mondo, questo non impedirà a un ragazzino, crudele nella sua immaturità e nella sua socializzazione, influenzato dai porno, di farsi mettere le mani nei pantaloni da una ragazzina per poi sputtanarla su Facebook.

revengeporn

Possiamo non condannare in alcun modo il sesso di gruppo o fra sconosciuti in sé e per sé, ma sappiamo con una certa esattezza cosa si rischia a pigliare un uomo a caso, la mentalità di un uomo che frequenta un certo tipo di locali o che fa certe pratiche. Non siamo esseri che si sono sviluppati da sé,  in una bolla, siamo un prodotto sociale, e l’approccio maschile al sesso (e ultimamente anche quello femminile) è a immagine e somiglianza del porno. E sappiamo bene che genere di porno “tira”.

34539902_2097729117162005_7413149136700047360_n

Se peschi alla cieca dal mucchio, che uomo pensi di incontrare? Se poi, addirittura, scremi e ne pigli uno che ti vuole soffocare nel sesso, quante possibilità hai di prenderne uno buono?

Allora mi è balenato in mente quanto sia manipolatoria l’ideologia libfem del sex positive. Quanto sia nemica del senso critico, quanto sia censoria, quanto ti faccia gaslighting. Sei costretta a sentirti in colpa, a sentirti bigotta perché dici quello che vedi, affermi che il re è nudo. Sei costretta a definire giusto e normale, perfetto, un modo di vedere il sesso che è squallido e improntato sulla coercizione, pericoloso, insano.35197003_10155294152826050_7311579052844777472_n

Non devi vedere con chiarezza il degrado che è il sesso che piace agli uomini, fatto su misura per loro, e per il loro piacere.

Devi ripetere a memoria ragionamenti astratti (il sesso è naturale, le pulsioni sessuali sono naturali, tutti hanno i loro kink) che nulla hanno a che fare con la realtà concreta dei fatti. Ma la realtà concreta è lì davanti a tutti, e il sesso è sempre quel mondo pruriginoso, spinto al limite dal porno, che non ha alcun rispetto per la donna – in cui le donne hanno spazio solo se accettano di viverlo in quel modo malato. Se se lo fanno piacere. Se godono dello squallore in modo autopunitivo.

34392597_2061573164165371_3037896158769840128_n

Se non fosse pruriginoso lo farebbero uguale?

Sì, il sesso è del tutto naturale, e se non ci fosse la patina di squallore, sicuramente ci sarebbero donne che comunque lo farebbero con degli sconosciuti, o in certi modi. Ma è la differenza che intercorre fra l’ingozzarti di bignè perché hai un rapporto malato col cibo e li vuoi vomitare, o per sprezzo verso te stessa, rispetto al mangiare i bignè perché ti piacciono.

Moana, Oceania – ovvero dell’alternativa femminile 

Ieri ho visto Moana, Oceania, col mio solito tempismo alla Slowpoke. Mi sono chiesta: perché non ha avuto un minimo di risonanza nell’ambiente femminista?

Lungi da me iniziare un discorsone con un “to be fair” da tipico maschietto che si crede l’unico in grado di capire l’opera “impegnata” di turno, dal significato palese e telefonato e in definitiva più commerciale di quanto non si voglia ammettere.
 

“Ah, ti piace Fantozzi? Ma l’hai capita la satira sociale?”

 
La mia perplessità è sincera. Forse mi sono persa le discussioni, forse io stessa le ho ignorate dato che non avevo visto il film, ma è anche vero che quando si parla di femminismo vedo citato (a ragione) Mulan e la Bella e la Bestia, quando si parla di innovazione nella storia d’amore vedo citato Frozen, quando si parla di donne forti vedo citata, in misura minore, Ribelle.
E non Moana.

Moana, che ha dato un significato nuovo, rivoluzionario, al cartone animato al femminile e femminista.
Moana, il film che non gira attorno al sistema maschile e non accetta il maschile come standard, ma rivoluziona.
 
Ragazzi, ma per davvero?
 
Iniziamo dall’inizio. Moana è già il capo. Boom.
Moana è al suo posto. Moana è la figlia del capo del villaggio, è stimata e rispettata, suo padre non la sottovaluta, la considera già il suo degno successore.

Moana non vuole il potere
. Lo ha già.

Moana non vuole essere rispettata come un maschio
. Lo è già.
Questo è già rivoluzionario: troppi film con come protagoniste le donne “forti”, vedono delle donne (realisticamente, tutto sommato) alle prese con una società che non le rispetta. Vedi donne intelligenti arrabattarsi per avere una briciola di rispetto e di libertà che per un uomo sono scontate. Nulla di male in questo tipo di narrazioni, in fondo rispecchia la realtà sociale; ma Moana si è spinta più in là di questo.

La lotta di una donna può anche non esaurirsi nel chiedere gli stessi diritti di un uomo, una donna può anche andare più in là.
 

“Hai già la parità, ora cosa vuoi di più??”

Le motivazioni di Moana sono simili a quelle di Mulan: salvare la sua gente. E già che c’è, esplorare il mondo. Sente il richiamo del mare, dei suoi antenati che erano navigatori. L’isola le sta stretta.

Moana non si limita a essere un capo saggio, e non ambisce a diventare un capo guerriero, ricalcando lo stereotipo maschile che accoppia la sopraffazione al comando. Moana è un capo esploratore, Moana è innovatrice.

E questo diventa ancora più chiaro alla fine del film, e dal confronto con Maui.

(Spoiler da adesso in poi)

Maui, che pure è un degno coprotagonista, è una critica al sistema maschile. Maui è (vuole essere) un eroe, nel modo maschile di esserlo. Maui, come un eroe, lavora per l’umanità, e fa anche del bene, ma è lui a spingersi troppo in là e a scatenare il dramma della situazione iniziale. Maui è l’approccio maschile alla natura, il volere il totale controllo, la sottomissione. Maui è la perversione della scienza, che si dice al servizio dell’uomo ma violando la natura fa più male che bene.

Maui è anche un personaggio positivo, certo, ma è richiamato a mettere una pezza al casino che lui ha combinato, e questa pezza in realtà ce la metterà Moana.
Come?

Senza combattere. Con la comprensione, senza la violenza. Lascia che venga da me. Moana affronta senza paura, piena di compassione (nel senso originario del termine, cum-patior, soffrire insieme) la natura ferita, e le restituisce il cuore.
C’è anche chi si è lamentato del finale sdolcinato. Come se non ci volesse più coraggio ad affrontare un mostro di lava furibondo camminandogli incontro pacificamente, anziché a farlo armati.

Moana è il rifiuto dello standard, del default costruito dal mondo maschile, dell’approccio violento, armato nei confronti di ciò che non obbedisce.

E noi siamo troppo imbevuti di retorica machista per rendercene conto.
Mors tua vita mea. Se vuoi trionfare devi sottomettere. Se vuoi pace, preparati alla guerra. La guerra è pace, l’ignoranza è forza (ah, no, aspetta, mi sono fatta prendere la mano).

Sostengono che i manager più di successo hanno segni di psicopatia. Abbiamo creato una società dove chi non ha empatia domina, perché si impone sugli altri senza pietà, senza considerarli esseri senzienti come lui, e abbiamo anche deciso che questo è naturale, è lo standard. Il potere si porta dietro la violenza.

Ci voglio io per farvi rendere conto che non deve essere per forza così? Io non sono nessuno. Non dico di studiare filosofia, andate anche solo a logica: vi sembra il mondo migliore dove vivere, questo? 

Vi sembra che stiamo facendo un buon lavoro? È così impossibile prendere in considerazione un sistema diverso? Stiamo andando così bene che è da pazzi cambiare le cose, perché crollerebbe tutto? 

Gente, sta già crollando tutto.
E gli artisti questo lo sanno bene, a cominciare da Miyazaki, che da decenni coi suoi film d’animazione ci mette in guardia nei confronti della guerra e dell’inquinamento.

Moana
nello spazio di un film mostra un approccio diverso, un approccio che si distacca dal modello maschile, a cui le donne sembrano tenute ad aderire se vogliono essere prese sul serio, se vogliono essere “adatte”.

Pensiamoci un attimo: quando un uomo se ne esce con un’innovazione, con un’idea nuova, anche se non viene accolto, spesso ha il suo seguito di persone d’accordo con lui.
Se una donna propone un cambiamento a questo sistema incentrato sulla perversione della mascolinità (intendo ciò che è tradizionalmente considerato “maschile”, nulla di innato), si dà per scontato che sia, semplicemente, inadatta. Sei inadatta a questo mondo, non sei abbastanza forte, non meriti di entrarci e pretendi che le regole di questo mondo si adeguino a te.

Be’, gente, le regole del vostro mondo sono paurosamente adeguate a voi. Solo che nuotate così tanto nel vostro brodo che pensate che sia normale, neutro. Appunto, default.
Pensate a cosa vuol dire essere nati nel capitalismo e nel consumismo.

Anche quelli che si dichiarano comunisti, agitano il pugno, citano Fight Club e si lamentano dell’alienazione che porta un sistema in cui lavori per vivere, poi ricadono come pere marce sul capitalismo più puro. Sesso per soldi. Il corpo (delle donne) venduto o affittato. Dare la vita, la riproduzione, previo pagamento

Tutto ha un prezzo, anche la dignità, anche la libertà, anche i diritti- specialmente i diritti. 

“Ciò che possiedi alla fine ti possiede. Per questo devi darmi la pheega, ti sto facendo un favore”

Fai col tuo corpo quel che vuoi, è tuo, dopo che io ho messo in chiaro che non è davvero tuo, è di proprietà del capitale, è di proprietà del tuo bisogno di mangiare e di fare una vita decente; intanto io, usando il denaro sonante, denaro che guadagno in più di te dall’alto del privilegio sociale, compro il tuo corpo. Compro il sesso. Compro un figlio – sono riuscito a comprare anche l’amore

Fatturo, quindi sono.

Forse è il caso di svegliarsi, forse è il caso di rendersi conto di essere immersi fino agli occhi in una società che per anni è stata plasmata attorno agli uomini, e che le donne non hanno diritto di entrarci, no, le donne hanno diritto di plasmarlo a loro piacimento.
Chi lo sa, magari così uscirà un lavoro migliore di quello che avete fatto finora.

Donne
, per riuscirci, rendetevi conto che non avete bisogno di imitare il più becero modello maschile, bastate voi. Come siete. A edificare una società dove non c’è spazio solo per lo sfruttamento e la sopraffazione.

Avete guardato il mondo degli uomini in ginocchio per troppo tempo: è ora di alzarsi in piedi.

Il cavallo di Troia con su scritto DONNA mette a ferro e fuoco il femminismo

Sapete qual è la cosa divertente?

Come lavora la misoginia interiorizzata. Si direbbe che, pur nelle varie divisioni del femminismo, l’odio debba essere diretto verso un solo nemico. Il patriarcato. Coloro che stuprano e uccidono le donne.

Io non odio le libfem. Penso che col loro modo di fare danneggino il movimento, ma non penso di fare una caccia alle streghe ai loro danni. Quando penso ai problemi delle donne, in primis mi viene in mente la violenza patriarcale, non le naturali vittime di questa cultura. Non a caso molte libfem diventano radfem, si radicalizzano.

Ma, attenzione, io cerco di far fronte alla misoginia interiorizzata. Visto che siamo educate tutte alla misoginia, io cerco di migliorare come persona e di analizzare la situazione: è sano che mi faccia più rabbia una donna che cinguetta che ci dobbiamo depilare, piuttosto che un uomo della stessa opinione? No. Una donna è vittima di tutto questo. È stata educata a questo, e fa le spese di quello che dice ogni giorno.  Non parla dal suo trono di privilegio, osservando sotto di sé le formiche che lavorano per compiacerla.

Ma grazie alla manovra GBT (mi rifiuto di inserire le lesbiche in questo pacchetto), adesso c’è stata la grande inversione di marcia: noi dobbiamo essere a disposizione degli uomini, dobbiamo mettere in vendita i nostri uteri quando siamo in difficoltà, altrimenti siamo omofobe, e dobbiamo accettare le molestie di qualunque uomo si definisca donna (no, non serve altra qualifica), altrimenti siamo accusate di transfobia.

Quindi, presto, eliminiamo la biologia dai libri di scuola. Non menzioniamo vagine, uteri, ciclo mestruale. Cancelliamo anche il PUNTO FONDAMENTALE DEL FEMMINISMO, ossia il fatto che la discriminazione delle donne si basa sul genere e sul sesso, perché stai dicendo che dunque una transessuale (se così vogliamo chiamare un uomo fatto e finito, che non transiziona, che non si veste da donna, che non si rade, che non fa un cazzo se non imporsi negli spazi femminili) non subisce tale discriminazione. Il sesso biologico non esiste! La biologia non esiste! Non siamo sempre state sottomesse al fine di controllare la nostra capacità di riprodurci!

E soprattutto, adesso torniamo ai tempi dell’Inquisizione e scateniamo una bella caccia alle streghe. Perché il vero nemico non è il patriarcato, il vero nemico non è chi stupra e uccide le donne.

Il vero nemico è chi pensa che la biologia sia qualcosa di scientifico. Il vero nemico è chi dice che le donne biologicamente hanno la vagina e l’utero. Il vero nemico sono le TERF.
Ohh, sìì.

Finalmente. Finalmente la categoria di donne su cui sfogare la tua misoginia interiorizzata, o amica libfem! Finalmente la categoria di donne su cui buttare insulti, veleno, minacce, da esiliare da qualunque spazio – il tutto mentre rassicuri tutti che no, non odi gli uomini, che il manspreading è una cazzata, che il mansplaining non esiste, che le donne sono abusive quanto gli uomini, e not all men.

Perché odiare gli uomini è sbagliato.

È sbagliato identificare nella mascolinità tossica, nel machismo, nel patriarcato, la radice dei nostri mali. È sbagliato mettere a disagio tanti bambini viziati che ti trattano da stupida solo perché sei femmina, è sbagliato pestare i piedi a persone che non ti rispettano e non ti rispetteranno mai.

Molto meglio, invece, creare la categoria pecora nera del femminismo. Mamma, ho trovato delle ragazze che considero tanto cattive, ora posso finalmente minacciarle? Ora posso augurare loro lo stupro? Ora posso mancare loro di rispetto nel modo più maschilista possibile, degradandole ad animali?

wow2

Prendere delle donne al lazo, oh sì, che bello. Scusate, vado a cambiarmi le mutande e torno.

Che immagine meravigliosa, piena di femminismo e di rispetto per le donne. Le donne con un’opinione forte vanno prese al lazo. Discorsi che gli uomini non fanno mai, vero?

Un bel cavallo di Troia con su scritto DONNA  e ripieno di mascolinità tossica, di misoginia e di quanto c’è di bello al mondo.

wow1

Ah, scusa, non sei un uomo, sei una donna transessuale. Certo, non farai mai la transizione, certo, stai esaudendo il desiderio maschile di manipolare il movimento femminista contro le donne stesse, certo, hai gli stessi atteggiamenti nei confronti delle donne di chi è maschio e lo è sempre stato, ma vogliamo mettere in dubbio una transessuale?

Nell’universo femminile le donne litigano fra loro, si dividono, qualcuno si radicalizza. Nell’universo maschile si formano i gruppi punitivi col santone a capo, che ha sempre ragione, e gli accoliti con la bava alla bocca che non pensano più con la loro testa. Un sacco di pagine Facebook si sono ridotte così. Poi uno di questi wannabe santoni si mette la parrucca, si intromette nel mondo femminista e scatena una bella rivolta coi forconi.

Nei confronti di chi? Del patriarcato? Degli uomini?

Macché. Del nemico ultimo. Le donne, ovviamente.

wow3

Che vanno cacciate da tutti gli spazi, con le fiaccole, che vanno messe alla berlina e poi bloccate.

Attenzione alla disonestà di questa raccomandazione, perché c’è del bello. Normalmente i santoni raccomandano ai loro accoliti (sesso droga e pastorizia etc) di fare una shitstorm e di segnalare, ma qui no.

Qui il santone raccomanda alle sue accolite libfem di non perdere tempo a insultare: bloccate! Bloccate!

Per quale ragione? Nessuno corre loro dietro. Avete presente quando mandate affanculo uno sconosciuto su Facebook, quello vi blocca e voi pensate “lol, ma chi ti si incula?”

Uguale. Non c’è ragione di bloccare, visto che non ci si incontrerà mai. No, devi spiegare alle tue accolite di bloccare le terf, perché non sia mai che leggendo uno dei loro interventi potresti convincerti che hanno ragione. Che magari se sei vissuto da uomo non hai subito la socializzazione femminile. Che magari se nemmeno ti travesti non la subisci nemmeno ora, quindi, di preciso, dall’alto di cosa ti fai guru del femminismo e trascinatore di folle libfem?

Magari qualcuna si rende conto che la biologia è un fatto scientifico, che la discriminazione è sempre stata sulla base del sesso. Il loro problema è che ciò che dicono in media le cosiddette terf* è sempre provato, cristallino, è sempre logico. E questo è un problema. Il bipensiero libfem (non è che se sei una donna devi mettere la gonna! Ma se un uomo decide che è una donna perché gli piace mettere la gonna allora ha ragione lui!) crolla sotto la minima sollecitazione della logica.

Non diremmo agli amici di bloccare i siti degli antivaccinisti, perché si suppone che tu abbia amici abbastanza intelligenti da spernacchiarli.

Allora i casi sono due: o sei in malafede, perché sai che i tuoi rivali hanno argomentazioni sensate e basate sulla realtà e tu hai solo sillogismi che ti fanno parlare come Padre Maronno (è donna chi è donna! L’uomo è l’uomo! La luce! L’albero! Il giallo!)

frabz-IL-GIALLO-Le-grandi-verit-di-Padre-Maronno-842790

O sei in malafede perché credi davvero in quello che dici ma – sorpresa!- disprezzi profondamente le tue accolite (donne) e pensi che basterebbe una parola perché passino alla fazione opposta.

Uomini che disprezzano le donne.

Uomini che prendono al lazo le donne.

Uomini che fanno cacce alle streghe contro le donne.

Ah no, aspetta, parlavamo di (sedicenti) transessuali. Eh, scusate se trovo inquietante vedere il movimento femminista organizzare inquisizioni piene di odio e di schiuma alla bocca nei confronti delle donne, continuando a lisciarsi gli uomini.

Che poi, se chiedi all’uomo medio cosa pensa delle transessuali, ti ride in faccia e ti spara una scarica di transfobia (quella vera, non la logica dei fatti) da farti diventare biondo, ma… insomma, è una cosa diversa.

Sono uomini.

Vuoi mica accusarli di qualcosa? Mica sono donne, loro.

*Ad oggi, è Terf anche, che ne so, il tuo ginecologo, perché si aspetta che tu abbia la vagina. Non scherzo:

ooomg

 

Siamo tutte le befane delle altre

All’indomani dell’otto marzo dopo le loro imperdibili prediche su cosa fa di una femmina una Vera Donna, ci si affretta a tornare ai vecchi schemi. Vecchi non a caso, perché come il blecchiùmor non ha bisogno di effettivo elemento comico per essere riconosciuto come tale, le battute misogine sembrano essere le uniche che sfuggono alla regola aurea dell’umorismo: una battuta vecchia non fa più ridere.

Ma quando, fra i ragazzi, alla risata si sostituisce un sogghigno di scherno, per la decimilionesima riproposta della solita battuta di merda io-non-sono-politically-correct che farà arrabbiare le femministe; quando, fra le ragazze, si costituisce un sonderkommando di female neckbeard pronte a intimarti di svolgere il lavoro di una donna (fingere che qualunque battuta copincollata da un uomo fa morire dal ridere, batti le mani come una foca e ridi, ridi, ridi!!!), ecco con tutto questo lavorio in difesa della battuta antiquata, stantia, la battuta che tua nonna si trasforma nel dottor Cox per esprimerti biasimo, si perde un po’ di vista il concetto di comicità.

Comunque:

spunto

Contesto: manuale di diritto privato con su scritto “manuale per capire le donne”

Sono una femminista ingrata (non si fa! NON SI FA!) e trovo che l’intervento di Emanuele, per quanto in mia “difesa”, sia squallido – a meno che non abbia usato in licenza il concetto di “ledonne” (mente alveare, unica volontà, generalizzazione sprezzante) per adattarsi al contesto. Comunque non ho presentato questo stamp in denuncia – perché, hey, un uomo mi ha fatta sentire legittimata! *gasp* *dokidoki* – ma perché costituisce uno spunto.

15694313

Io che disprezzo i discorsi sull’amicizia femminile

Ho sentito, negli ambienti più disparati, una critica all’amicizia femminile mossa dalle stesse donne: le donne non sanno essere amiche fra loro, sono phalze eccetera eccetera. Lì per lì ho sprezzantemente rifiutato il fenomeno adducendolo alle stesse persone che si lamentano: se provi disgusto per il tuo sesso e per le tue simili, come puoi costruire amicizie sincere? Se sei sempre pronta a leccare dove passa un uomo (“preferisco le amicizie maschili” – bella roba, quando gli uomini sostengono fieramente di ascoltarti solo nella speranza che tu gliela dia, roba da very amicy x nnt phalzi) dove finisce tutta la sorellanza, la complicità che ci dovrebbe essere fra due amiche? Tu ti metti dalla parte degli uomini e punterai sempre il dito contro le tue simili. La competizione per compiacere l’uomo distrugge l’amicizia femminile.

Ma il mio pensiero non si è fermato là, perché poi ho pensato: non è forse quello che succede fra i movimenti femministi? Stimolata da questo ottimo articolo de Il Ricciocorno mi è venuto in mente che, in fondo, siamo le più grandi mistificatrici di noi stesse. Detta volgarmente: non esitiamo a tirarci merda addosso. Ma come?! Direte voi. Proprio io, che porto avanti crociate contro le libfem! Proprio io, che conio termini come Femminismo Sintomatico, Femminismo della Lumaca Zombie etc.?

Avete ragione, perché non ho spiegato cosa intendo con “tirare merda”. Non intendo la semplice critica, o la distruzione, pure violenta, della tesi avversaria. Perché c’è un intrinseco rispetto nel prendere la tesi dell’oppositore e smontarla, gli stai dando retta, lo stai trattando da tuo pari, stai dicendo “quel che hai detto importa, ora lo nego“. Che poi è il modo con cui si fonda il dialogo, e dal dialogo nascono nuovi concetti, sempre in evoluzione: tesi, antitesi, sintesi.

Quando prendo gli stamp esemplificativi, quando smonto le posizioni dei vari femminismi liberali, degli MRA, di Antisessismo, li sto trattando, paradossalmente, con rispetto – non che ne sia entusiasta^^- perché li prendo in considerazione e mi importa di ciò che dicono, al punto da fondare un discorso sulle loro argomentazioni (di merda).

Sapete dove non c’è il rispetto? Nel prendere atto dell’esistenza di altri movimenti, di persone che la pensano diversamente da noi, e non disturbarsi mai a leggere le loro opinioni, anche solo per smontarle. Ci si passano, al massimo, quattro stamp anti suffragetteopportunamente selezionati fra quelli più orridi e meno rappresentativi (si riconoscono, sono sempre quei quattro) – ma anche questo, devo dire, è raro. Davvero, si danno per scontate le motivazioni, il carattere di chi le porta avanti, e si tira merda. Si costruisce un personaggio stereotipato, sgraziato, che nulla ha a che fare con la realtà in modo da farne una pignatta da bastonare. Vi ricorda qualcosa?

Così fanno le libfem sex positive nei confronti delle radfem che criticano la visione patriarcale e tradizionale del sesso. Morire se ho letto solo una volta un’analisi radfem che ponesse questioni religiose o anche solo morali (nel senso tradizionale del termine, in accezioni quali “rispettabilità”, “cura di sé” che poi, ironia, sono le parole che usano le libfem in difesa della depilazione!). Non voglio dire che non esistano – mi aspetto sempre qualche furbo che mi fornisca link e stamp incriminati – ma che se esistono non saranno certo il fulcro della critica, saranno un punto di vista diverso su un miliardo, perché non importa se esiste la radfem devota, il punto non è quello. Ma a questo punto dubito che abbiano letto anche solo un articolo radfem nella loro vita, non si prendono il disturbo: hanno solo creato una nuova idea di befana bigotta a cui dare addosso con comodità. Le opinioni MRA e maschiliste si prendono in considerazione, si smontano, la minima scoreggia orale del redpillato medio sarà oggetto di un’attenta disamina critica con tanto di fonti su fonti su fonti, ma le opinioni delle altre femministe non vanno prese in considerazione. Non si leggono. Non abbiamo tempo per le cazzate delle femmine, noi.

Devilman_by_yoshdestroys

Una Terf si prepara a terfizzarti tramite la lettura dei suoi articoli

Ed è una prerogativa delle libfem? Nossignore. Riscontro un atteggiamento identico da parte delle radfem nei confronti di altre correnti del femminismo, per esempio le Terf. Anche lì, la comodità di non leggere mai, nemmeno per sbaglio, un loro articolo (“non guardare Devilman – diventi violento” cantava Caparezza) e di decidere dall’alto di niente che la matrice del loro pensiero è cristiana e bigotta e che “je fanno schifo gli omini cor rossetto”.

Attenzione che questo non vuole essere un articolo di propaganda Terf. Non metto in dubbio che, complice anche questo articolo qui ci sarà chi mi accuserà di volerla fare. No, il mio vuole essere un invito alla lettura. Critica. Sarebbe meraviglioso per me leggere una bella disamina sensata e razionale del motivo per cui le Terf hanno torto, basata su dati, ma soprattutto basata sulla critica di ciò che le Terf per davvero professano, non la proiezione mentale che comodamente si crea di loro, per paura di andare a leggere i loro articoli e trovarci qualcosa di buono. Sarebbe bellissimo perché la persona che sono oggi è stata forgiata di articoli e controarticoli, di dati presi per buoni che poi si sono rivelati sbagliati, di critiche di critiche di altre critiche. Sono nata libfem e ora sono radfem e no, non sputo su ciò che dicono le Terf, non mi creo il nemico, la femminista di paglia sdentata su cui finalmente (davvero, sembra che ce ne sia bisogno fisico, della donna a cui si può dare addosso) posso sputare odio considerandomi migliore, in totale accordo con l’atmosfera competitiva patriarcale in cui sono cresciuta.

Vogliamo fare un esempio di questione Terf che mi sta a cuore? Non la considererei nemmeno una questione “Terf”, essere contro questa cosa dovrebbe essere la norma, chiunque con un minimo di cervello e di coerenza ci arriverebbe da solo. Eppure le transizioni di bambini sono state accolte con la gioia delle libfem e il silenzio complice delle radfem, guarda un po’, solo le Terf hanno avuto il coraggio di parlarne e vediamo cosa si scopre[1]:

conservative

Chissà perché non mi stupisce che la transizione venga usata in questo modo, del resto mi è sembrato un concetto retard fin dall’inizio: come puoi dare retta a un bambino che vorrebbe solo giocare in pace con la sua bambola? Non metto in dubbio che la disforia sia innata e riscontrabile anche nell’infanzia, ma con quale esattezza è possibile capire chi è destinato a diventare un adulto disforico e chi invece è solo un bambino che vuole essere libero da stereotipi di genere? Bambini a cui piacciono altri bambini (orrore) destinati a una vera e propria riassegnazione di sesso forzata – perché come fare sesso coi bambini è stupro, perché non sono in grado di dare consenso, così non hanno la complessità e comprensione per capire a cosa stanno andando incontro. E chi si è preoccupato, quando le femministe condividevano compiaciute orridi video di bambini di sette anni truccatissimi – perché, nel bipensiero libfem, i concorsi di bellezza che sessualizzano le bambine sono il male, ma la sessualizzazione e l’oggettificazione della donna bambina, corredata di inasprimento dei ruoli e degli stereotipi di genere, se passa sotto il concetto di queer, allora va bene, è bellissimo: yeah! Transessualità! Yeah! Progresso! Più Ormoni Mortali Per Tutti.

Aubrey-Levin

Levin, psichiatra dell’Apartheid, “curava” l’omosessualità con interventi di riassegnazione di genere! Siete in buona compagnia^^

Un’altra cosa che mi ha fatto sospettare – con fondamento, come vedete- il benestare dei conservatori e dei religiosi è che ancora oggi rompono le palle su come verrebbero fuori dei bambini tirati su dalle coppie gay, malgrado svariatissimi studi che dimostrino come sia un modo normale e sano di crescere, però non si è fatta una piega all’idea di far compiere la transizione a un bambino ignaro che un domani si sveglierà e penserà “io volevo solo giocare col trenino, i miei genitori sono dei coglioni“, ma il danno è fatto, suppongo che una transizione a cazzo fatta durante l’infanzia non rovini la vita di nessuno, vero?

Senza le Terf non avrei avuto alcun riscontro su tutto questo. E tutto ciò che leggo sulle Terf – che non sia scritto da Terf stesse – sono maledizioni, apologie alla violenza sulle stesse, insulti e riassunti fantasiosi delle loro posizioni – anche qui, manco a dirlo, mai letto espressioni di “normale” transfobia alla stregua di Giggi l’Idraulico al terzo bicchiere di vov. Insomma, il comportamento standard che hanno i maschilisti nei riguardi delle femministe. Quanto vi fa incazzare quando si inventano un femminismo fatto di “voglio i tuoi soldi ma voglio anche che mi apri la portiera” (cit. Nessuna Femminista Mai)? Ecco, quello è il rispetto di cui i maschilisti tributano le femministe, ed è lo stesso genere di rispetto di cui le libfem tributano le radfem, e tutti insieme appassionatamente contro le Terf o Swerf di turno. Oh, no, perché leggere quel che scrivono e dimostrare che sbagliano? Saranno certamente delle imbecilli (in fondo sono femmine), andiamo a smontare per l’ennesima fottuta volta Egisto Cerfaglia che si è inventato che andiamo in maternità sin dal giorno del concepimento, quelle, sono le tesi di un certo spessore a cui dare importanza.

E allora, dopo tesi e antitesi, c’è un bel punto interrogativo. Manca la sintesi. Manca qualcosa che nasca dalla dialettica fra i pensieri dei vari gruppi femministi, manca qualcosa che sintetizzi il buono di entrambi e limiti le radicalizzazioni inutili. E tutto questo per del disprezzo automatico, istintivo, verso le donne che la pensano diversamente da te.

Vogliamo davvero che il nostro Emanuele abbia ragione?

[1] Occhio che è un blog Terf, magari vi esplode il pc. Comunque ci sono tutti i link del caso, non avevo voglia di riportarli direttamente qui, volevo farvi provare l’esperienza estrema di cliccare su un blog Terf e scoprire che non si muore sul colpo.

EDIT DI META’ GIUGNO 2018: Qualcuno potrà essere stupito della mia distinzione fra Radfem e “Terf”, che si spinge addirittura a sostenere che il femminismo radicale sia ostile a chi è transesclusivista. Vi prego di tenere conto del periodo in cui è stato scritto questo post, e del fatto che fa riferimento al panorama del femminismo italiano. A quei tempi, anche nei spazi radfemministi (che si differenziavano da quelli lib per via di una visione critica nei confronti della prostituzione, della gpa, del porno e del sex positive), la questione del transattivismo era taboo e ci si rifiutava categoricamente di prendere in considerazione le tesi delle cosiddette Terf. Questo comporta che, se consideriamo che il femminismo radicale per sua stessa natura è critico nei confronti del transattivismo, all’epoca a essere radfem in Italia eravamo una decina, e stavamo anche ben nascoste. Adesso per fortuna le cose sono diverse.

Festa dello spaccamaroni

Visto che per oggi non ho ancora visto la lagnanza “e la festa degli uomini??” (che esiste già), metto le mani avanti e trasformo l’otto marzo nella festa dei nostri lamentosi amici.

Auguri a tutti gli uomini che si preparano da settimane per questo giorno inventando simpatiche battute sulle cagne;blah 2
Auguri a tutti gli uomini che credono alla bufala delle operaie morte e fanno inauditi e originalissimi accostamenti alle donne che vanno agli spogliarelli;

Auguri a tutti gli uomini che devono decidere chi è davvero Donna con la D maiuscola – quella che dà loro ragione;

WnWrQ9

 

Auguri a tutti gli uomini che devono sempre dire la loro, anche quando non sanno o non
c’entrano un cazzo, d’altronde come fanno, poverini, “c’hanno la ghiaia che gli drena

 

Auguri a tutti gli uomini che si sono divertiti a scioperare un giorno sì e l’altro pure all’università per motivazioni alte, tipo volersi spaccare di canne in biblioteca, ma per i quali uno sciopero di donne è un abuso di diritto.

diritto

Auguri a tutti gli uomini che non hanno nulla di cui ringraziare la figa, dato che forse sono nati da un culo.

blah.png

In verità, in verità vi dico 

Quando l’inclusivismo indiscriminato danneggia un movimento

Sono sempre stata molto vicina alla comunità LGBT+, ben da prima di diventare femminista. Dopo esserlo diventata, ho visto mio malgrado che essere una categoria perseguitata e svantaggiata non ti rende automaticamente sensibile alle altre categorie svantaggiate.

Qualche post fa avevo raccontato di quel ragazzo che, nel lamentarsi dei maltrattamenti in famiglia a causa della sua omosessualità, invitava a prendersela con sua cugina definendola una puttana. Ho parlato anche di come sono state accolte le spiegazioni, fatte con tutta la sensibilità in rispetto della sua situazione difficile, su come omofobia e maschilismo derivino dalla stessa matrice. Aggressioni verbali da parte di alcuni esponenti della comunità gay.

Ma questo non mi ha raffreddata molto nei loro confronti. Non solo perché, com’è ovvio, non sono tutti così. Non solo perché fanno parte di quella comunità anche molte donne che, essendo femminista, sono nel mio campo di interesse. Ma perché se consideri una causa giusta, non puoi semplicemente smettere di crederci, così, per dispetto.

Non mi sostieni come donna? E io non voglio più il matrimonio gay! No, non esiste. Non solo non è giusto, le cause vanno portate avanti perché sono giuste, non perché ti stanno simpatici quelli che le sostengono, ma anche perché è impossibile per me smettere di trovare giusto qualcosa che è giusto. Non voglio riconoscimenti, ringraziamenti, non voglio niente, voglio solo che ci sia giustizia. Non è un do ut des.

Una cosa che però mi ha raffreddata verso una categoria, è stato il suo atteggiamento volendosi inserire a forza nel femminismo. Non mi ha portata tanto a generalizzare, quanto a chiedermi se davvero, davvero si possono inserire all’interno della comunità LGBT+ e non si fregiano semplicemente dell’appartenenza per poter imporre la loro opinione. Perché il femminismo, specie quello liberale, è tremendamente sensibile rispetto alle rivendicazioni di certe altre categorie discriminate (fossero altrettanto attente nei confronti del black feminism, dico io, ma forse non va di moda). Con questa facilitazione, con una modalità non dissimile da quella illustrata nel post sulla Lumaca Zombie, si inseriscono all’interno del movimento persone che pretendono di modificarne il pensiero e la simbologia. Vediamo come.

terf-0

“Potevi dirlo”, direte voi, “che ce l’hai coi trans”.

Non saprei. Non essendo transessuale io stessa non mi sembra di avere il diritto di decidere chi è trans e chi no. Non mi vedrete mai andare da una trans a dirle che è un maschio perché non segue terapia ormonale e non vuole operarsi. Non sono affari miei, e non ho quattordici anni, il mondo non si divide fra veri metallari e poser.

Quando però si entra nel campo del femminismo, avendo io il viziaccio pessimo di farmi domande e di pretendere una coerenza interna nei miei ragionamenti, qualche distinguo lo faccio.

Mettiamo da parte il Femminismo della Differenza, quello della dea interiore, donna pace e amore, femminilità venere e minchiate varie. Prendiamo in considerazione il femminismo che conosco io, il femminismo che dice “ci sono delle differenze fra uomo e donna, ma sono differenze puramente biologiche. Il nostro sesso biologico non determina cosa ci piace e per quale campo di studio o attività siamo intellettualmente portati“. Ergo, le donne non hanno tracce di ceretta e di tacchi a spillo nel DNA, e gli uomini non sono nati con l’abbonamento per i film con le sparatorie e con il pallone in mano.

Se siamo d’accordo con questo, allora siamo d’accordo col fatto che le donne sono contraddistinte come tali (non come individui) dal loro corpo e, al massimo, dal bagaglio culturale di socializzazione che si portano dietro. Se non senti il bisogno di modificare il tuo corpo (che tu possa farlo o meno è un’altra cosa!) e se, com’è ovvio, non hai la socializzazione di una donna, allora, di grazia, cosa ti rende donna? Perché se a renderti donna sono i tacchi a spillo e la sensibilità per le storie d’amore, mi dispiace, ma i nostri due pensieri non coincidono.

Non possiamo portare avanti un femminismo incoerente con sé stesso.

Non possiamo portare avanti, in una sorta di bipensiero, idee contro gli stereotipi di genere e allo stesso tempo chinare la testa nei confronti di chi, sugli stereotipi di genere, ci fa un’ideologia. Capite la contraddizione?

terf-2

Ma allora chi sono queste persone?

Ripeto, non sta a me decidere chi è trans e chi non lo è. Ma vorrei ancora decidere nei confronti di chi modificare il mio pensiero. Chi può modificare la nostra simbologia.

Visto che molte ragionano come me – è una cosa civile da fare- non c’è giustamente un test d’ingresso per chi è trans. È transessuale chi sostiene di esserlo. E allora perché non dovrei immaginare che si fregino del titolo persone che appartengono completamente al loro sesso biologico di partenza, ma che vogliono semplicemente vestirsi da donna e imitare in una parodia dei comportamenti che percepiscono come femminili? Ripeto, chiunque può definirsi transessuale. Questa è una cosa a cui la comunità transessuale starà pensando. Perché è una cosa che danneggia anche loro.

terf-3

Ho sentito l’urgenza di scrivere questo post e di perdere amicizie e seguito perché non posso più tollerare di vedere il movimento femminista autocensurarsi. L’inclusivismo è una bella cosa, l’autocensura no. E nemmeno l’irrazionalità e l’incoerenza. Sono ossessionata da questo, lo ammetto, ma quando leggo cose irragionevoli il mio cervello si ribella, e mi sento quasi oltraggiata.

Tanto per fare un esempio, tempo fa ho visto un’immagine che illustrava sotto forma di fumetto quello che subiscono le donne quando sono su internet. Le donne o chi si identifica come tale, precisava l’autrice. Chi si identifica come donna? Mi pare ridicolo. Se ti identifichi come donna ma, come nell’immagine qua sopra, ti presenti al mondo come uomo con barba e tutto, non subisci il trattamento che subiscono le donne. Se ti identifichi come donna, hai un nome femminile ma si vede che sei transessuale, subirai transfobia, che è orribile!, ma è una cosa diversa. Una transessuale che ha fatto la transizione ormai sarà una donna, quindi non è che si “identifica” come tale, identificarsi vuol dire che per il momento sei un maschio fatto e finito e ti identifichi come donna, come gli otherkin di Tumblr. Dobbiamo modificare il nostro linguaggio, censurarci quando vogliamo parlare della vagina, perché delle sedicenti transessuali altrimenti fanno cagnara? Cagnara poi in modo, uh, decisamente… maschile.

terf

Mi dispiace, ma io la vedo come l’ennesimo tentativo da parte di maschi fatti e finiti di inserirsi nel nostro movimento e cancellarci da esso, imponendoci le loro problematiche e la misoginia.

Per finire, un’altra ragione per cui, in determinate occasioni, certe transessuali rischiano di danneggiare il movimento femminista.

https://www.vice.com/en_uk/article/enjoying-catcalls-paris-lees-column
terf-4

Io posso capire che per una transessuale ricevere catcalling possa essere bene accetto, una sorta di conferma della sua appartenenza al genere femminile. Non lo trovo disdicevole, lo trovo solamente naturale, allo stesso modo con cui trovo normale che certe donne con bassa autostima e magari un’adolescenza difficile accolgano con piacere i fischi. Ma come io capisco loro, vorrei che loro capissero noi.

Hai avuto esperienze diverse e una socializzazione diversa, ovviamente molte cose le vedi diversamente da noi. Non voglio impedirti di vivere come vuoi, di fare quello che vuoi, ti chiamerò al femminile se me lo chiederai e ti considererò una donna. Ma non chiuderò gli occhi davanti alla realtà e non accetterò che partendo da queste diversità (che purtroppo esistono e sono ovvie) tu vorrai parlare per noi e giudicare le nostre reazioni.

Per molte di noi il catcalling non è una conferma, è imbarazzo, è mortificazione. Essere oggettificate da prima del menarca non è divertente.

Non parlare per noi, non parlare al posto nostro, non insegnarci a essere donne.