Il cavallo di Troia con su scritto DONNA mette a ferro e fuoco il femminismo

Sapete qual è la cosa divertente?

Come lavora la misoginia interiorizzata. Si direbbe che, pur nelle varie divisioni del femminismo, l’odio debba essere diretto verso un solo nemico. Il patriarcato. Coloro che stuprano e uccidono le donne.

Io non odio le libfem. Penso che col loro modo di fare danneggino il movimento, ma non penso di fare una caccia alle streghe ai loro danni. Quando penso ai problemi delle donne, in primis mi viene in mente la violenza patriarcale, non le naturali vittime di questa cultura. Non a caso molte libfem diventano radfem, si radicalizzano.

Ma, attenzione, io cerco di far fronte alla misoginia interiorizzata. Visto che siamo educate tutte alla misoginia, io cerco di migliorare come persona e di analizzare la situazione: è sano che mi faccia più rabbia una donna che cinguetta che ci dobbiamo depilare, piuttosto che un uomo della stessa opinione? No. Una donna è vittima di tutto questo. È stata educata a questo, e fa le spese di quello che dice ogni giorno.  Non parla dal suo trono di privilegio, osservando sotto di sé le formiche che lavorano per compiacerla.

Ma grazie alla manovra GBT (mi rifiuto di inserire le lesbiche in questo pacchetto), adesso c’è stata la grande inversione di marcia: noi dobbiamo essere a disposizione degli uomini, dobbiamo mettere in vendita i nostri uteri quando siamo in difficoltà, altrimenti siamo omofobe, e dobbiamo accettare le molestie di qualunque uomo si definisca donna (no, non serve altra qualifica), altrimenti siamo accusate di transfobia.

Quindi, presto, eliminiamo la biologia dai libri di scuola. Non menzioniamo vagine, uteri, ciclo mestruale. Cancelliamo anche il PUNTO FONDAMENTALE DEL FEMMINISMO, ossia il fatto che la discriminazione delle donne si basa sul genere e sul sesso, perché stai dicendo che dunque una transessuale (se così vogliamo chiamare un uomo fatto e finito, che non transiziona, che non si veste da donna, che non si rade, che non fa un cazzo se non imporsi negli spazi femminili) non subisce tale discriminazione. Il sesso biologico non esiste! La biologia non esiste! Non siamo sempre state sottomesse al fine di controllare la nostra capacità di riprodurci!

E soprattutto, adesso torniamo ai tempi dell’Inquisizione e scateniamo una bella caccia alle streghe. Perché il vero nemico non è il patriarcato, il vero nemico non è chi stupra e uccide le donne.

Il vero nemico è chi pensa che la biologia sia qualcosa di scientifico. Il vero nemico è chi dice che le donne biologicamente hanno la vagina e l’utero. Il vero nemico sono le TERF.
Ohh, sìì.

Finalmente. Finalmente la categoria di donne su cui sfogare la tua misoginia interiorizzata, o amica libfem! Finalmente la categoria di donne su cui buttare insulti, veleno, minacce, da esiliare da qualunque spazio – il tutto mentre rassicuri tutti che no, non odi gli uomini, che il manspreading è una cazzata, che il mansplaining non esiste, che le donne sono abusive quanto gli uomini, e not all men.

Perché odiare gli uomini è sbagliato.

È sbagliato identificare nella mascolinità tossica, nel machismo, nel patriarcato, la radice dei nostri mali. È sbagliato mettere a disagio tanti bambini viziati che ti trattano da stupida solo perché sei femmina, è sbagliato pestare i piedi a persone che non ti rispettano e non ti rispetteranno mai.

Molto meglio, invece, creare la categoria pecora nera del femminismo. Mamma, ho trovato delle ragazze che considero tanto cattive, ora posso finalmente minacciarle? Ora posso augurare loro lo stupro? Ora posso mancare loro di rispetto nel modo più maschilista possibile, degradandole ad animali?

wow2

Prendere delle donne al lazo, oh sì, che bello. Scusate, vado a cambiarmi le mutande e torno.

Che immagine meravigliosa, piena di femminismo e di rispetto per le donne. Le donne con un’opinione forte vanno prese al lazo. Discorsi che gli uomini non fanno mai, vero?

Un bel cavallo di Troia con su scritto DONNA  e ripieno di mascolinità tossica, di misoginia e di quanto c’è di bello al mondo.

wow1

Ah, scusa, non sei un uomo, sei una donna transessuale. Certo, non farai mai la transizione, certo, stai esaudendo il desiderio maschile di manipolare il movimento femminista contro le donne stesse, certo, hai gli stessi atteggiamenti nei confronti delle donne di chi è maschio e lo è sempre stato, ma vogliamo mettere in dubbio una transessuale?

Nell’universo femminile le donne litigano fra loro, si dividono, qualcuno si radicalizza. Nell’universo maschile si formano i gruppi punitivi col santone a capo, che ha sempre ragione, e gli accoliti con la bava alla bocca che non pensano più con la loro testa. Un sacco di pagine Facebook si sono ridotte così. Poi uno di questi wannabe santoni si mette la parrucca, si intromette nel mondo femminista e scatena una bella rivolta coi forconi.

Nei confronti di chi? Del patriarcato? Degli uomini?

Macché. Del nemico ultimo. Le donne, ovviamente.

wow3

Che vanno cacciate da tutti gli spazi, con le fiaccole, che vanno messe alla berlina e poi bloccate.

Attenzione alla disonestà di questa raccomandazione, perché c’è del bello. Normalmente i santoni raccomandano ai loro accoliti (sesso droga e pastorizia etc) di fare una shitstorm e di segnalare, ma qui no.

Qui il santone raccomanda alle sue accolite libfem di non perdere tempo a insultare: bloccate! Bloccate!

Per quale ragione? Nessuno corre loro dietro. Avete presente quando mandate affanculo uno sconosciuto su Facebook, quello vi blocca e voi pensate “lol, ma chi ti si incula?”

Uguale. Non c’è ragione di bloccare, visto che non ci si incontrerà mai. No, devi spiegare alle tue accolite di bloccare le terf, perché non sia mai che leggendo uno dei loro interventi potresti convincerti che hanno ragione. Che magari se sei vissuto da uomo non hai subito la socializzazione femminile. Che magari se nemmeno ti travesti non la subisci nemmeno ora, quindi, di preciso, dall’alto di cosa ti fai guru del femminismo e trascinatore di folle libfem?

Magari qualcuna si rende conto che la biologia è un fatto scientifico, che la discriminazione è sempre stata sulla base del sesso. Il loro problema è che ciò che dicono in media le cosiddette terf* è sempre provato, cristallino, è sempre logico. E questo è un problema. Il bipensiero libfem (non è che se sei una donna devi mettere la gonna! Ma se un uomo decide che è una donna perché gli piace mettere la gonna allora ha ragione lui!) crolla sotto la minima sollecitazione della logica.

Non diremmo agli amici di bloccare i siti degli antivaccinisti, perché si suppone che tu abbia amici abbastanza intelligenti da spernacchiarli.

Allora i casi sono due: o sei in malafede, perché sai che i tuoi rivali hanno argomentazioni sensate e basate sulla realtà e tu hai solo sillogismi che ti fanno parlare come Padre Maronno (è donna chi è donna! L’uomo è l’uomo! La luce! L’albero! Il giallo!)

frabz-IL-GIALLO-Le-grandi-verit-di-Padre-Maronno-842790

O sei in malafede perché credi davvero in quello che dici ma – sorpresa!- disprezzi profondamente le tue accolite (donne) e pensi che basterebbe una parola perché passino alla fazione opposta.

Uomini che disprezzano le donne.

Uomini che prendono al lazo le donne.

Uomini che fanno cacce alle streghe contro le donne.

Ah no, aspetta, parlavamo di (sedicenti) transessuali. Eh, scusate se trovo inquietante vedere il movimento femminista organizzare inquisizioni piene di odio e di schiuma alla bocca nei confronti delle donne, continuando a lisciarsi gli uomini.

Che poi, se chiedi all’uomo medio cosa pensa delle transessuali, ti ride in faccia e ti spara una scarica di transfobia (quella vera, non la logica dei fatti) da farti diventare biondo, ma… insomma, è una cosa diversa.

Sono uomini.

Vuoi mica accusarli di qualcosa? Mica sono donne, loro.

*Ad oggi, è Terf anche, che ne so, il tuo ginecologo, perché si aspetta che tu abbia la vagina. Non scherzo:

ooomg

 

Annunci

Siamo tutte le befane delle altre

All’indomani dell’otto marzo dopo le loro imperdibili prediche su cosa fa di una femmina una Vera Donna, ci si affretta a tornare ai vecchi schemi. Vecchi non a caso, perché come il blecchiùmor non ha bisogno di effettivo elemento comico per essere riconosciuto come tale, le battute misogine sembrano essere le uniche che sfuggono alla regola aurea dell’umorismo: una battuta vecchia non fa più ridere.

Ma quando, fra i ragazzi, alla risata si sostituisce un sogghigno di scherno, per la decimilionesima riproposta della solita battuta di merda io-non-sono-politically-correct che farà arrabbiare le femministe; quando, fra le ragazze, si costituisce un sonderkommando di female neckbeard pronte a intimarti di svolgere il lavoro di una donna (fingere che qualunque battuta copincollata da un uomo fa morire dal ridere, batti le mani come una foca e ridi, ridi, ridi!!!), ecco con tutto questo lavorio in difesa della battuta antiquata, stantia, la battuta che tua nonna si trasforma nel dottor Cox per esprimerti biasimo, si perde un po’ di vista il concetto di comicità.

Comunque:

spunto

Contesto: manuale di diritto privato con su scritto “manuale per capire le donne”

Sono una femminista ingrata (non si fa! NON SI FA!) e trovo che l’intervento di Emanuele, per quanto in mia “difesa”, sia squallido – a meno che non abbia usato in licenza il concetto di “ledonne” (mente alveare, unica volontà, generalizzazione sprezzante) per adattarsi al contesto. Comunque non ho presentato questo stamp in denuncia – perché, hey, un uomo mi ha fatta sentire legittimata! *gasp* *dokidoki* – ma perché costituisce uno spunto.

15694313

Io che disprezzo i discorsi sull’amicizia femminile

Ho sentito, negli ambienti più disparati, una critica all’amicizia femminile mossa dalle stesse donne: le donne non sanno essere amiche fra loro, sono phalze eccetera eccetera. Lì per lì ho sprezzantemente rifiutato il fenomeno adducendolo alle stesse persone che si lamentano: se provi disgusto per il tuo sesso e per le tue simili, come puoi costruire amicizie sincere? Se sei sempre pronta a leccare dove passa un uomo (“preferisco le amicizie maschili” – bella roba, quando gli uomini sostengono fieramente di ascoltarti solo nella speranza che tu gliela dia, roba da very amicy x nnt phalzi) dove finisce tutta la sorellanza, la complicità che ci dovrebbe essere fra due amiche? Tu ti metti dalla parte degli uomini e punterai sempre il dito contro le tue simili. La competizione per compiacere l’uomo distrugge l’amicizia femminile.

Ma il mio pensiero non si è fermato là, perché poi ho pensato: non è forse quello che succede fra i movimenti femministi? Stimolata da questo ottimo articolo de Il Ricciocorno mi è venuto in mente che, in fondo, siamo le più grandi mistificatrici di noi stesse. Detta volgarmente: non esitiamo a tirarci merda addosso. Ma come?! Direte voi. Proprio io, che porto avanti crociate contro le libfem! Proprio io, che conio termini come Femminismo Sintomatico, Femminismo della Lumaca Zombie etc.?

Avete ragione, perché non ho spiegato cosa intendo con “tirare merda”. Non intendo la semplice critica, o la distruzione, pure violenta, della tesi avversaria. Perché c’è un intrinseco rispetto nel prendere la tesi dell’oppositore e smontarla, gli stai dando retta, lo stai trattando da tuo pari, stai dicendo “quel che hai detto importa, ora lo nego“. Che poi è il modo con cui si fonda il dialogo, e dal dialogo nascono nuovi concetti, sempre in evoluzione: tesi, antitesi, sintesi.

Quando prendo gli stamp esemplificativi, quando smonto le posizioni dei vari femminismi liberali, degli MRA, di Antisessismo, li sto trattando, paradossalmente, con rispetto – non che ne sia entusiasta^^- perché li prendo in considerazione e mi importa di ciò che dicono, al punto da fondare un discorso sulle loro argomentazioni (di merda).

Sapete dove non c’è il rispetto? Nel prendere atto dell’esistenza di altri movimenti, di persone che la pensano diversamente da noi, e non disturbarsi mai a leggere le loro opinioni, anche solo per smontarle. Ci si passano, al massimo, quattro stamp anti suffragetteopportunamente selezionati fra quelli più orridi e meno rappresentativi (si riconoscono, sono sempre quei quattro) – ma anche questo, devo dire, è raro. Davvero, si danno per scontate le motivazioni, il carattere di chi le porta avanti, e si tira merda. Si costruisce un personaggio stereotipato, sgraziato, che nulla ha a che fare con la realtà in modo da farne una pignatta da bastonare. Vi ricorda qualcosa?

Così fanno le libfem sex positive nei confronti delle radfem che criticano la visione patriarcale e tradizionale del sesso. Morire se ho letto solo una volta un’analisi radfem che ponesse questioni religiose o anche solo morali (nel senso tradizionale del termine, in accezioni quali “rispettabilità”, “cura di sé” che poi, ironia, sono le parole che usano le libfem in difesa della depilazione!). Non voglio dire che non esistano – mi aspetto sempre qualche furbo che mi fornisca link e stamp incriminati – ma che se esistono non saranno certo il fulcro della critica, saranno un punto di vista diverso su un miliardo, perché non importa se esiste la radfem devota, il punto non è quello. Ma a questo punto dubito che abbiano letto anche solo un articolo radfem nella loro vita, non si prendono il disturbo: hanno solo creato una nuova idea di befana bigotta a cui dare addosso con comodità. Le opinioni MRA e maschiliste si prendono in considerazione, si smontano, la minima scoreggia orale del redpillato medio sarà oggetto di un’attenta disamina critica con tanto di fonti su fonti su fonti, ma le opinioni delle altre femministe non vanno prese in considerazione. Non si leggono. Non abbiamo tempo per le cazzate delle femmine, noi.

Devilman_by_yoshdestroys

Una Terf si prepara a terfizzarti tramite la lettura dei suoi articoli

Ed è una prerogativa delle libfem? Nossignore. Riscontro un atteggiamento identico da parte delle radfem nei confronti di altre correnti del femminismo, per esempio le Terf. Anche lì, la comodità di non leggere mai, nemmeno per sbaglio, un loro articolo (“non guardare Devilman – diventi violento” cantava Caparezza) e di decidere dall’alto di niente che la matrice del loro pensiero è cristiana e bigotta e che “je fanno schifo gli omini cor rossetto”.

Attenzione che questo non vuole essere un articolo di propaganda Terf. Non metto in dubbio che, complice anche questo articolo qui ci sarà chi mi accuserà di volerla fare. No, il mio vuole essere un invito alla lettura. Critica. Sarebbe meraviglioso per me leggere una bella disamina sensata e razionale del motivo per cui le Terf hanno torto, basata su dati, ma soprattutto basata sulla critica di ciò che le Terf per davvero professano, non la proiezione mentale che comodamente si crea di loro, per paura di andare a leggere i loro articoli e trovarci qualcosa di buono. Sarebbe bellissimo perché la persona che sono oggi è stata forgiata di articoli e controarticoli, di dati presi per buoni che poi si sono rivelati sbagliati, di critiche di critiche di altre critiche. Sono nata libfem e ora sono radfem e no, non sputo su ciò che dicono le Terf, non mi creo il nemico, la femminista di paglia sdentata su cui finalmente (davvero, sembra che ce ne sia bisogno fisico, della donna a cui si può dare addosso) posso sputare odio considerandomi migliore, in totale accordo con l’atmosfera competitiva patriarcale in cui sono cresciuta.

Vogliamo fare un esempio di questione Terf che mi sta a cuore? Non la considererei nemmeno una questione “Terf”, essere contro questa cosa dovrebbe essere la norma, chiunque con un minimo di cervello e di coerenza ci arriverebbe da solo. Eppure le transizioni di bambini sono state accolte con la gioia delle libfem e il silenzio complice delle radfem, guarda un po’, solo le Terf hanno avuto il coraggio di parlarne e vediamo cosa si scopre[1]:

conservative

Chissà perché non mi stupisce che la transizione venga usata in questo modo, del resto mi è sembrato un concetto retard fin dall’inizio: come puoi dare retta a un bambino che vorrebbe solo giocare in pace con la sua bambola? Non metto in dubbio che la disforia sia innata e riscontrabile anche nell’infanzia, ma con quale esattezza è possibile capire chi è destinato a diventare un adulto disforico e chi invece è solo un bambino che vuole essere libero da stereotipi di genere? Bambini a cui piacciono altri bambini (orrore) destinati a una vera e propria riassegnazione di sesso forzata – perché come fare sesso coi bambini è stupro, perché non sono in grado di dare consenso, così non hanno la complessità e comprensione per capire a cosa stanno andando incontro. E chi si è preoccupato, quando le femministe condividevano compiaciute orridi video di bambini di sette anni truccatissimi – perché, nel bipensiero libfem, i concorsi di bellezza che sessualizzano le bambine sono il male, ma la sessualizzazione e l’oggettificazione della donna bambina, corredata di inasprimento dei ruoli e degli stereotipi di genere, se passa sotto il concetto di queer, allora va bene, è bellissimo: yeah! Transessualità! Yeah! Progresso! Più Ormoni Mortali Per Tutti.

Aubrey-Levin

Levin, psichiatra dell’Apartheid, “curava” l’omosessualità con interventi di riassegnazione di genere! Siete in buona compagnia^^

Un’altra cosa che mi ha fatto sospettare – con fondamento, come vedete- il benestare dei conservatori e dei religiosi è che ancora oggi rompono le palle su come verrebbero fuori dei bambini tirati su dalle coppie gay, malgrado svariatissimi studi che dimostrino come sia un modo normale e sano di crescere, però non si è fatta una piega all’idea di far compiere la transizione a un bambino ignaro che un domani si sveglierà e penserà “io volevo solo giocare col trenino, i miei genitori sono dei coglioni“, ma il danno è fatto, suppongo che una transizione a cazzo fatta durante l’infanzia non rovini la vita di nessuno, vero?

Senza le Terf non avrei avuto alcun riscontro su tutto questo. E tutto ciò che leggo sulle Terf – che non sia scritto da Terf stesse – sono maledizioni, apologie alla violenza sulle stesse, insulti e riassunti fantasiosi delle loro posizioni – anche qui, manco a dirlo, mai letto espressioni di “normale” transfobia alla stregua di Giggi l’Idraulico al terzo bicchiere di vov. Insomma, il comportamento standard che hanno i maschilisti nei riguardi delle femministe. Quanto vi fa incazzare quando si inventano un femminismo fatto di “voglio i tuoi soldi ma voglio anche che mi apri la portiera” (cit. Nessuna Femminista Mai)? Ecco, quello è il rispetto di cui i maschilisti tributano le femministe, ed è lo stesso genere di rispetto di cui le libfem tributano le radfem, e tutti insieme appassionatamente contro le Terf o Swerf di turno. Oh, no, perché leggere quel che scrivono e dimostrare che sbagliano? Saranno certamente delle imbecilli (in fondo sono femmine), andiamo a smontare per l’ennesima fottuta volta Egisto Cerfaglia che si è inventato che andiamo in maternità sin dal giorno del concepimento, quelle, sono le tesi di un certo spessore a cui dare importanza.

E allora, dopo tesi e antitesi, c’è un bel punto interrogativo. Manca la sintesi. Manca qualcosa che nasca dalla dialettica fra i pensieri dei vari gruppi femministi, manca qualcosa che sintetizzi il buono di entrambi e limiti le radicalizzazioni inutili. E tutto questo per del disprezzo automatico, istintivo, verso le donne che la pensano diversamente da te.

Vogliamo davvero che il nostro Emanuele abbia ragione?

[1] Occhio che è un blog Terf, magari vi esplode il pc. Comunque ci sono tutti i link del caso, non avevo voglia di riportarli direttamente qui, volevo farvi provare l’esperienza estrema di cliccare su un blog Terf e scoprire che non si muore sul colpo.

Festa dello spaccamaroni

Visto che per oggi non ho ancora visto la lagnanza “e la festa degli uomini??” (che esiste già), metto le mani avanti e trasformo l’otto marzo nella festa dei nostri lamentosi amici.

Auguri a tutti gli uomini che si preparano da settimane per questo giorno inventando simpatiche battute sulle cagne;blah 2
Auguri a tutti gli uomini che credono alla bufala delle operaie morte e fanno inauditi e originalissimi accostamenti alle donne che vanno agli spogliarelli;

Auguri a tutti gli uomini che devono decidere chi è davvero Donna con la D maiuscola – quella che dà loro ragione;

WnWrQ9

 

Auguri a tutti gli uomini che devono sempre dire la loro, anche quando non sanno o non
c’entrano un cazzo, d’altronde come fanno, poverini, “c’hanno la ghiaia che gli drena

 

Auguri a tutti gli uomini che si sono divertiti a scioperare un giorno sì e l’altro pure all’università per motivazioni alte, tipo volersi spaccare di canne in biblioteca, ma per i quali uno sciopero di donne è un abuso di diritto.

diritto

Auguri a tutti gli uomini che non hanno nulla di cui ringraziare la figa, dato che forse sono nati da un culo.

blah.png

In verità, in verità vi dico 

Quando l’inclusivismo indiscriminato danneggia un movimento

Sono sempre stata molto vicina alla comunità LGBT+, ben da prima di diventare femminista. Dopo esserlo diventata, ho visto mio malgrado che essere una categoria perseguitata e svantaggiata non ti rende automaticamente sensibile alle altre categorie svantaggiate.

Qualche post fa avevo raccontato di quel ragazzo che, nel lamentarsi dei maltrattamenti in famiglia a causa della sua omosessualità, invitava a prendersela con sua cugina definendola una puttana. Ho parlato anche di come sono state accolte le spiegazioni, fatte con tutta la sensibilità in rispetto della sua situazione difficile, su come omofobia e maschilismo derivino dalla stessa matrice. Aggressioni verbali da parte di alcuni esponenti della comunità gay.

Ma questo non mi ha raffreddata molto nei loro confronti. Non solo perché, com’è ovvio, non sono tutti così. Non solo perché fanno parte di quella comunità anche molte donne che, essendo femminista, sono nel mio campo di interesse. Ma perché se consideri una causa giusta, non puoi semplicemente smettere di crederci, così, per dispetto.

Non mi sostieni come donna? E io non voglio più il matrimonio gay! No, non esiste. Non solo non è giusto, le cause vanno portate avanti perché sono giuste, non perché ti stanno simpatici quelli che le sostengono, ma anche perché è impossibile per me smettere di trovare giusto qualcosa che è giusto. Non voglio riconoscimenti, ringraziamenti, non voglio niente, voglio solo che ci sia giustizia. Non è un do ut des.

Una cosa che però mi ha raffreddata verso una categoria, è stato il suo atteggiamento volendosi inserire a forza nel femminismo. Non mi ha portata tanto a generalizzare, quanto a chiedermi se davvero, davvero si possono inserire all’interno della comunità LGBT+ e non si fregiano semplicemente dell’appartenenza per poter imporre la loro opinione. Perché il femminismo, specie quello liberale, è tremendamente sensibile rispetto alle rivendicazioni di certe altre categorie discriminate (fossero altrettanto attente nei confronti del black feminism, dico io, ma forse non va di moda). Con questa facilitazione, con una modalità non dissimile da quella illustrata nel post sulla Lumaca Zombie, si inseriscono all’interno del movimento persone che pretendono di modificarne il pensiero e la simbologia. Vediamo come.

terf-0

“Potevi dirlo”, direte voi, “che ce l’hai coi trans”.

Non saprei. Non essendo transessuale io stessa non mi sembra di avere il diritto di decidere chi è trans e chi no. Non mi vedrete mai andare da una trans a dirle che è un maschio perché non segue terapia ormonale e non vuole operarsi. Non sono affari miei, e non ho quattordici anni, il mondo non si divide fra veri metallari e poser.

Quando però si entra nel campo del femminismo, avendo io il viziaccio pessimo di farmi domande e di pretendere una coerenza interna nei miei ragionamenti, qualche distinguo lo faccio.

Mettiamo da parte il Femminismo della Differenza, quello della dea interiore, donna pace e amore, femminilità venere e minchiate varie. Prendiamo in considerazione il femminismo che conosco io, il femminismo che dice “ci sono delle differenze fra uomo e donna, ma sono differenze puramente biologiche. Il nostro sesso biologico non determina cosa ci piace e per quale campo di studio o attività siamo intellettualmente portati“. Ergo, le donne non hanno tracce di ceretta e di tacchi a spillo nel DNA, e gli uomini non sono nati con l’abbonamento per i film con le sparatorie e con il pallone in mano.

Se siamo d’accordo con questo, allora siamo d’accordo col fatto che le donne sono contraddistinte come tali (non come individui) dal loro corpo e, al massimo, dal bagaglio culturale di socializzazione che si portano dietro. Se non senti il bisogno di modificare il tuo corpo (che tu possa farlo o meno è un’altra cosa!) e se, com’è ovvio, non hai la socializzazione di una donna, allora, di grazia, cosa ti rende donna? Perché se a renderti donna sono i tacchi a spillo e la sensibilità per le storie d’amore, mi dispiace, ma i nostri due pensieri non coincidono.

Non possiamo portare avanti un femminismo incoerente con sé stesso.

Non possiamo portare avanti, in una sorta di bipensiero, idee contro gli stereotipi di genere e allo stesso tempo chinare la testa nei confronti di chi, sugli stereotipi di genere, ci fa un’ideologia. Capite la contraddizione?

terf-2

Ma allora chi sono queste persone?

Ripeto, non sta a me decidere chi è trans e chi non lo è. Ma vorrei ancora decidere nei confronti di chi modificare il mio pensiero. Chi può modificare la nostra simbologia.

Visto che molte ragionano come me – è una cosa civile da fare- non c’è giustamente un test d’ingresso per chi è trans. È transessuale chi sostiene di esserlo. E allora perché non dovrei immaginare che si fregino del titolo persone che appartengono completamente al loro sesso biologico di partenza, ma che vogliono semplicemente vestirsi da donna e imitare in una parodia dei comportamenti che percepiscono come femminili? Ripeto, chiunque può definirsi transessuale. Questa è una cosa a cui la comunità transessuale starà pensando. Perché è una cosa che danneggia anche loro.

terf-3

Ho sentito l’urgenza di scrivere questo post e di perdere amicizie e seguito perché non posso più tollerare di vedere il movimento femminista autocensurarsi. L’inclusivismo è una bella cosa, l’autocensura no. E nemmeno l’irrazionalità e l’incoerenza. Sono ossessionata da questo, lo ammetto, ma quando leggo cose irragionevoli il mio cervello si ribella, e mi sento quasi oltraggiata.

Tanto per fare un esempio, tempo fa ho visto un’immagine che illustrava sotto forma di fumetto quello che subiscono le donne quando sono su internet. Le donne o chi si identifica come tale, precisava l’autrice. Chi si identifica come donna? Mi pare ridicolo. Se ti identifichi come donna ma, come nell’immagine qua sopra, ti presenti al mondo come uomo con barba e tutto, non subisci il trattamento che subiscono le donne. Se ti identifichi come donna, hai un nome femminile ma si vede che sei transessuale, subirai transfobia, che è orribile!, ma è una cosa diversa. Una transessuale che ha fatto la transizione ormai sarà una donna, quindi non è che si “identifica” come tale, identificarsi vuol dire che per il momento sei un maschio fatto e finito e ti identifichi come donna, come gli otherkin di Tumblr. Dobbiamo modificare il nostro linguaggio, censurarci quando vogliamo parlare della vagina, perché delle sedicenti transessuali altrimenti fanno cagnara? Cagnara poi in modo, uh, decisamente… maschile.

terf

Mi dispiace, ma io la vedo come l’ennesimo tentativo da parte di maschi fatti e finiti di inserirsi nel nostro movimento e cancellarci da esso, imponendoci le loro problematiche e la misoginia.

Per finire, un’altra ragione per cui, in determinate occasioni, certe transessuali rischiano di danneggiare il movimento femminista.

https://www.vice.com/en_uk/article/enjoying-catcalls-paris-lees-column
terf-4

Io posso capire che per una transessuale ricevere catcalling possa essere bene accetto, una sorta di conferma della sua appartenenza al genere femminile. Non lo trovo disdicevole, lo trovo solamente naturale, allo stesso modo con cui trovo normale che certe donne con bassa autostima e magari un’adolescenza difficile accolgano con piacere i fischi. Ma come io capisco loro, vorrei che loro capissero noi.

Hai avuto esperienze diverse e una socializzazione diversa, ovviamente molte cose le vedi diversamente da noi. Non voglio impedirti di vivere come vuoi, di fare quello che vuoi, ti chiamerò al femminile se me lo chiederai e ti considererò una donna. Ma non chiuderò gli occhi davanti alla realtà e non accetterò che partendo da queste diversità (che purtroppo esistono e sono ovvie) tu vorrai parlare per noi e giudicare le nostre reazioni.

Per molte di noi il catcalling non è una conferma, è imbarazzo, è mortificazione. Essere oggettificate da prima del menarca non è divertente.

Non parlare per noi, non parlare al posto nostro, non insegnarci a essere donne.

I didn’t do it!

perfettissimoÈ incredibile come, nell’atto di dribblare accuratamente qualunque responsabilità nei riguardi del sistema patriarcale, certi uomini facciano dei clamorosi autogol.

Prendiamo ad esempio l’ultimo caso che è passato sotto i riflettori: i gruppi di Facebook sulle “sborrate” alle foto – testuale- di amiche. All’interno del nome si avevano già tutti gli intenti: rubare foto alle amiche di Facebook (dunque foto con privacy limitata) e postarle per farsi una segata collettiva, come ai bei tempi negli spogliatoi dopo il calcetto.

Il blog de Il Maschio Beta ne ha parlato, e anche personalità di spicco come Enrico Mentana hanno detto la loro.

Al fine di farvi allontanare dai nostalgici ricordi color seppia delle strofinate al cospetto della – sgraffignata eroicamente – foto della sorella di qualcuno, posto alcuni esempi dei commenti che spesso e volentieri si trovavano sotto le foto:

Ricapitoliamo: gente che rubava le foto di ignare ragazze – amiche, parenti, sorelle, fidanzate, mogli (sì, avete capito bene) e le dava in pasto a questo gruppetto di persone piene di sentimenti caritatevoli nei loro confronti. Se avete dato un occhio all’articolo del Maschio Beta, vedrete che si trattano di foto di vita quotidiana. Voi andate al bar, vi prendete un cappuccino, vi scattate un selfie e un vostro amico prende la foto per farvi augurare lo stupro da degli sconosciuti. Potrebbe essere uno sconosciuto, se la vostra privacy è inesistente. Potrebbe essere, invece, il vostro fidanzato.

Ora, io non dico di non dormirci la notte. Non dico di dedicarvi per forza un pensiero indignato. Liberissimi di non considerarla una cosa su cui spendere un centesimo del vostro tempo. Lungi da me dirvi in che modo dovete logorarvi i nervi.

Ma.

maschilista

Se la prima cosa a cui dedicare la vostra indignazione, davanti a una simile notizia, è la “perdita di tempo” e vi viene spontanea una critica alle “”femministe””, sicuro di essere giù dal carro dei “”maschilisti”” che tanto infiocchetti con le virgolette?

Le dichiarazioni da Partito Benaltrista, di chi sa per certo che cosa merita discussione e cosa no, reggono il confronto con la logica? Se hai tempo per flammare sotto un articolo che ritieni una perdita di tempo – perché non si è limitato a questo commento- allora le “”femministe”” possono avere del tempo da dedicare anche a queste cose mentre si occupano, intanto, dei loro effetti. Già, perché, vorrei ricordare:

15965409_1224397020947257_944812232868407275_n

È così strano che a questa  impennata di odio nei confronti delle donne corrisponda un numero incredibile di aggressioni e di femminicidi? Strano, ho sempre creduto che gli omicidi che interessano una determinata categoria di persone avvenissero per caso, nel vuoto pneumatico. Ops, qualche milione di ebrei ucciso. Succede. Come quella volta che un fulmine ha fatto fuori solo i membri di una squadra durante una partita di calcio.

Pensate che queste persone abbiano la testa a posto? Pensate che non ricorrerebbero ai fatti? Pensate che sia normale godere nel leggere di come stuprerebbero vostra moglie per poi pisciarle addosso e buttarla in un cassonetto? In una sorta di follia generale nemmeno lo fai per vendetta, no, dici a tua moglie che l’ami e sogghigni mentre ti spiegano che le taglierebbero la gola e infilerebbero il cazzo nel taglio. Gente normale, vero? Dei veri signori. E quando queste persone si incontrano, e quando persone esterne li difendono, e spostano l’indignazione su chi si indigna, cosa volete che succeda se non la normalizzazione di qualcosa che è pura follia?

Ma già, tua figlia può trovarsi la foto di laurea in un gruppo di cani rognosi e il problema di chi è?

  1. Degli uomini.
  2. Degli uomini.
  3. Di Paperino.
  4. Quattro.
  5. Degli uomini.
  6. 42.

maschilista-2

Ma naturalmente degli uomini!

Promosso a pieni voti chi ha risposto correttamente. Rimandato a settembre chi ha risposto Paperino. Quattro e 42 sono sempre risposte giuste.

Come puoi anche solo pensare che, davanti a questa notizia, un uomo che per prima cosa si duole del fatto che sarà accusato (random) di maschilismo… possa magari meritarsi tali accuse?

lol

Non sarebbe il caso di imparare a fare un briciolo di autocritica? Che effetto pensi di fare agli altri quando la prima parola che esce fuori dalla tua bocca di rosa è “feminazi“? Cosa deve vedere una persona nella tua dichiarazione, se non un “chissenefotte di quello che vi accade, le conseguenze delle vostre proteste ricadranno su di me che sono innocente”, cosa, fra l’altro, non vera perché ovviamente in un simile contesto uno se la prende coi membri del gruppo, non con gli uomini in generale!

Non si parla di un articolo di quelli che vi fanno tanto girare le palle, quelli sulla socializzazione maschile, quelli dove vi faccio notare che non siamo Madonne in attesa di essere Assunte da Voi Maschi in Cielo tramite l’approvazione di ciò che diciamo. Si tratta di un articolo di denuncia condivisibilissimo che per qualche ragione vi solleva indignazione.

perfettoAllora, forse, il problema è un po’ vostro. Forse avete un tale rancore perché vi sentite chiamati in causa. Forse siete maschilisti e appunto siete stati criticati per questo. Forse siete così per via della mancanza di educazione, di qualcuno che vi spiegasse che c’è correlazione fra azione e reazione, fra causa ed effetto, e che a ciò che dite corrisponde una conseguenza che voi avete la responsabilità di affrontare.

Forse vi dà solo fastidio non essere sempre al centro del palcoscenico, ciò di cui si parla, i protagonisti assoluti.

Il vostro piccolo mondo vi sembra il mondo reale. Siete pieni di beghe e problemi e tutti si fermano perché un qualche centinaio di Stupide Donne si sono ritrovate le foto di laurea – puttane, tenerle nel cassetto?- rubate e con sotto dei commenti da denuncia.

Ve ne ricorderete, se un giorno vi fotteranno il portafogli e vi risponderanno che non avete diritto a fare denuncia, perché in fondo, al mondo c’è chi muore di fame. I problemi sono Ben Altri. Perché non pensi al povero poliziotto che ha la chierica? Una cura per la calvizie la vogliamo trovare?

Il Femminismo Sintomatico e le sue risposte

Femminismo sintomatico

Femminismo poco meditato, superficiale, volto a combattere le manifestazioni più vistose del patriarcato, ma poco dedito alla riflessione e alla critica di ciò che è dato per scontato.

Il femminismo sintomatico non è una brutta cosa. Le prime prese di coscienza di qualunque femminista sono femminismo sintomatico. Un giorno ci si ferma e ci si domanda: perché se un uomo va con tante donne è un figo e se una donna va con tanti uomini è una troia? Non è giusto! Il corpo è mio e ci faccio quello che mi pare!

Non è difficile trovare nelle prime forme di femminismo un sostanziale sex positivity. Spesso si è giovani, concentrate su sè stesse e sulla propria realtà, o si ha appena cominciato a grattare la superficie di ciò che ci fa male.

È bene promuovere la riflessione e il senso critico per far sì che non ci si fermi al femminismo sintomatico, per far sì che la libertà sessuale non degeneri in un altrettanto distruttivo asservimento al piacere maschile nell’illusione di essere libere ed emancipate, o peggio nella promozione della schiavitù sessuale di donne meno fortunate di noi. Ognuno del suo corpo fa quello che gli pare!, si dice, senza riflettere sul fatto che siamo frutto della nostra educazione, che siamo spugne imbevute di socializzazione, senza riflettere sul fatto che tutti i regimi hanno i loro sostenitori proprio fra le vittime, perché l’adattamento è sopravvivenza.

Quello di cui voglio parlare oggi sono le risposte superficiali e poco meditate che ogni giorno leggo in risposta alle invettive maschili. Risposte che ritengo essere non sempre sbagliate, ma spesso dannose, passi falsi, lesive verso il movimento e l’immagine che dovrebbe dare di sé.

Invettiva #1: “le femministe sono tali perché sono tutte cesse!”

Risposta sbagliata: “non è vero, ecco duecento nomi di femministe gnocche!”

Sicure che non esista una risposta che dia meno da intendere “se tutte le femministe fossero brutte ti darei ragione, ma vedi, non è così”? Cosa c’è di più brutto di un femminismo che ricalca i canoni del patriarcato?

“E anche se fosse? Stai stabilendo la credibilità delle donne partendo dal loro aspetto fisico, evidentemente il femminismo ha il suo motivo di esistere. Semmai, la frustrazione è ciò che porta VOI alla misoginia. Per favore, non proiettare i tuoi processi mentali e psicologici su di noi”

Invettiva #2: “hai respinto quel ragazzo così e così, ma se fosse stato phygo avresti fatto diversamente!”

Risposta Sbagliata: “non è vero! A me non importa l’aspetto, non sono superficiale, ho rifiutato Richard Madden ieri e sto con mr Bruttezza 1980!”

Sarà vero- anche perchè spesso il contesto del rifiuto è uno che si comporta così di merda da rendere un ceffone decisamente dovuto, fosse anche il Papa- ma è così importante rassicurare della propria Purezza d’Animo in loco di uno che ti ha chiaramente scelta per il tuo corpo?

Non-giustificarti-cazzo.

Hai tutto il diritto di discriminare gli uomini per la bellezza. La comicità spesso si basa su persone (specie donne)  brutte che si rendono ridicole mettendo su atteggiamenti da vamp. È così incredibile che un ammiccamento da Giggi il Fetente ti faccia rivoltare lo stomaco e uno da Colin Firth no? Sei la mamma, che sei tenuta a non discriminare i tuoi figli anche se uno è bellino e l’altro no?

Invettiva #3: “se ti vesti figa perché poi te la tiri e non ti fai rimorchiare?”

Risposta sbagliata: “ma io mi trucco e mi vesto figa per me stessa!”

Di base è vero. Una delle conquiste del patriarcato è essere riuscito a farci fare schifo da sole, a non farci poter uscire così come siamo senza metterci trenta euro di fondotinta sulla faccia e senza romperci i capillari con la ceretta.

Un uomo non capirà mai questa risposta e la giudicherà disonesta, dimostrando di fondo un bipensiero orwelliano: prima ti lagni e perculi ogni donna non figa che ti circonda,  come se non fosse degna di esistere, e poi ti stupisci e fai il turbato quando scopri quanto tempo ci mettiamo a prepararci per essere accettate all’interno della società che tu contribuisci a costruire?

Comunque il punto è che si sta ribattendo a un’accusa idiota ed egoriferita con una risposta che sembra voler gettare benzina sul fuoco. Non concepire di potersi piacere senza ore di trucco non è una cosa positiva. Di contro, mettersi in tiro per attrarre chi ci interessa è una cosa naturale e per nulla vergognosa.

“Il punto, amico caro, è che il mondo non gira attorno al tuo pene. Se sei convinto che ogni cosa al mondo esista e agisca in funzione tua, fatti vedere da uno psichiatra. Magari mi sono messa in tiro per rimorchiare, ma- siediti, potresti non reggere il colpo- non per rimorchiare TE”

Invettiva #4: “sì okkei questa qui è stata violentata da quaranta uomini buhuuu ma io non vedo dove si è parlato di quell’uomo ke si è sparato perchè era disoccupato eh dov’è eh dov’è”

Risposta sbagliata: “non è vero!!! Se guardi lo scorso post parlava di quegli uomini violentati da donne nel 1244 e di un uomo che ha la moglie stronza, per ogni post sulle donne ce ne sono dieci sugli uomini, STAMP STAMP STAMP di conferma”

Giusto, il movimento femminista serve a rassicurare gli uomini che sono sempre i protagonisti in ogni situazione e che hanno ragione a  pestare i piedi se viene loro rubato il riflettore, no?

No comment.

Nessuna Invettiva a cui Rispondere, Osservazione Sbagliata: “sì ma così, con l’acidità e l’aggressività non ottieni niente! Poverino lui non sapeva che non può toccare il culo delle donne, bisogna spiegarglielo con calma”

(True story- e non era sarcasmo)

Ora dobbiamo anche fare le veci delle maestre per badare a omuncoli intellettualmente disonesti pronti ad aggrapparsi a qualunque giustificazione pur di poter continuare a fare il cazzo che vogliono – vedi il memorabile “vi rispetterò quando vi rispetterete fra voi”, dubitereste mai della buona volontà e dell’onestà di gente simile?

Risposta: certo. Quando saremo pagate duemila euro al mese in qualità di educatrici, con malattia, assicurazione, ferie e tredicesima.

Fino ad allora, se non siete in grado di stare al mondo, ci sentiamo il diritto di essere acide e aggressive quanto vogliamo. Magari all’improvviso così vi ricordate come funziona il rispetto.

Separatismo sì, separatismo no? L’ascensore di cristallo

all-lives-matter-cartoon

Il separatismo, come il femminismo, ha in sé le sue ragioni solo per le reazioni che suscita.

Questo articolo non avrà molti stamp, da una parte perché certi topic sono stati cancellati, dall’altra perché provenivano da gruppi chiusi. Anche oscurando i nomi, non mi sembrava corretto mostrare le parole di gente che contava sulla privacy. D’altra parte, i miei stamp sono sempre stati esemplificativi, in sé non giustificavano da soli la mia posizione, davano solo un tocco di concretezza a ciò che dicevo.

Il separatismo ultimamente è saltato sulla bocca di tutti per la questione della manifestazione del 26, nata per sostenere le donne e diventata ufficialmente un circo di pagliacci da quando la pagina Antisessismo (emanazione dichiarata degli MRA) ha cominciato a lamentarsi per la violenza di genere insita nel chiedere agli uomini di farsi un minimo da parte e di agire da alleati senza pretendere di guidare il movimento. Questo perché Antisessismo – MRA, alla stregua di All Lives Matter, crede fermamente che la violenza maschile e femminile si equivalgano, o che il movimento femminista, lottando contro la violenza maschile, legittimi quella femminile. Un po’ come quando ordini della pizza e stai intrinsecamente condannando chi mangia la pasta.

14980714_368031443536942_5442885549057485544_n

D’altra parte non mi stupisce che si sentano costantemente vittime di violenza, se per loro la violenza è un sacco di cose che, se le donne le mettessero in conto, dovrebbero probabilmente denunciare per abusi le loro famiglie stesse. Violenza è essere messi da parte o in secondo piano in un movimento che non è nato per te, ma per altre persone (inconcepibile!), violenza è non essere sempre il protagonista assoluto, violenza è pretendere  che tu ascolti le persone che dici di appoggiare.

14991995_10210857749790086_7741689919881191568_n

Denunciare il razzismo è razzista! Denunciare il sessismo è sessista! Denunciare le ingiustizie è ingiusto! La guerra è pace! L’ignoranza è forza!

Nel momento in cui un uomo si interessa al movimento femminista o ti dice “sai, uhm, penso che forse sei un essere umano” si merita 100 punti pizza (e 100 punti spaghetti, non vorrai essere intrinsecamente discriminatorio verso i pastasciuttari?) e non si deve pretendere nulla da lui, né riflessioni né autocritica né ascolto, o lo stiamo facendo sentire a disagio (che è violenza). Ma lui può far sentire a disagio voi intervenendo col dito alzato ogni volta che si sorpassa la linea di ciò che a lui va bene.

E qui arriviamo al nocciolo della questione, causato da questo post:

14937226_10207660129356904_2236332710525787922_n

Come ho detto prima, le reazioni alla menzione del separatismo in sé e per sé lo giustificano. Con un candore abbacinante, senza nemmeno un briciolo di autocritica né ritegno nel sostenere costantemente sempre e solo sé stessi, molti uomini ci si sono scagliati contro. Fra cui uno (non penso fosse l’unico, ma uno accertato, che porterò come esempio) che ha cominciato a incitare all’epurazione delle separatiste dal movimento, in quanto nuocciono alla causa femminista.

Non so voi, ma un uomo che butta fuori le donne da un movimento nato per loro, perché non gli sta bene ciò che loro dicono, a me fa schifo. 

Naturalmente è stato inutile cercare di farlo riflettere sull’argomento -riflessione a cui lo hanno spinto, tra l’altro, anche delle non-separatiste!, impedirgli di comandare in un movimento era violenza pura! Discriminazione!

15050326_1084349858352389_1917336702_n

 

Inutile dire che le separatiste del gruppo non si sono poi in alcun modo permesse di perseguitare, non dico gli uomini in generale, ma anche solo questo caso particolare. Al contrario suo, che è andato di pagina in pagina a spargere vittimismo, ad aggredire e a flammare, infastidito dall’esistenza stessa di una minoranza che non la pensava come lui o che esprimeva dubbi sul separatismo. Laddove la maggioranza era d’accordo con lui.

Non vi ricorda qualcosa, questa tendenza? Donne che incassano e tacciono pazientemente, sottomettendosi alla maggioranza ed eclissandosi, e uomini che invadono per distruggere riuscendo al tempo stesso a sentirsi discriminati perché non danno loro ragione?

15046325_1084348965019145_2103675484_n

Ovviamente dopo tutta quella cagnara, la vittima era lui. E quando ha annunciato di voler lasciare il gruppo, dando vita a nuovi flame, laddove molti uomini del gruppo a onor del vero lo criticavano per l’atteggiamento, troppe donne lo appoggiavano.

Dico troppe perché anche solo una donna femminista è di troppo, ad appoggiare un tipo del genere. Perché soggetti simili non dovrebbero esistere all’interno di gruppi femministi, al di là del separatismo. Soggetti che non ascoltano. Soggetti che non imparano. Soggetti prepotenti, che ci fanno sentire estranee in uno spazio creato per noi. Soggetti che non vogliono lasciare la posizione di privilegio. Non bisogna essere separatiste per cacciare gente del genere- ripeto che molti uomini lo hanno criticato.

Ma nel mondo femminile esiste questo bel fenomeno, l’Ascensore  di Cristallo.

Ascensore di Cristallo

Fenomeno che si verifica all’interno di gruppi a maggioranza femminile, in cui i pochi uomini al loro interno vengono trattati con estremo riguardo mantenendo di fatto inalterato il privilegio che avrebbero in un ambiente maschile.

Le femministe sono pur sempre donne e non tutte sono capaci di rendersi conto di come istintivamente diano più peso alle ragioni maschili. Siamo socializzate a reagire alla voce del padrone, sull’attenti, signorsì! E come per il femminismo omeopatico, il femminismo della depilazione e della cura di sé tramite la ceretta e la tortura cinese: il genere umano ha questa tendenza a considerarsi perfetto e coerente, come se fosse nato in una bolla, lontano dalla società che critica. Io vi critico, ma sono perfetta!

Io non lo sono. Non sono perfetta. E ho riconosciuto l’Ascensore di Cristallo perché io stessa rintraccio nei miei processi mentali questo handicap. Cerco di migliorarmi. Ma quando gran parte del femminismo è per lasciare inalterato lo status quo e stare simpa a tutti i maschietti possibili, come si può cambiare?

violenza di genere.png

Buffo che una pagina che critica la tendenza femminile a fare la  vittima poi approvi il vittimismo maschile. Siamo vittime a denunciare percosse, ma loro non sono vittime a considerare violenza una richiesta di ascolto.

Se le donne femministe prendessero atto di questo loro processo mentale, anziché considerarsi perfette, non ci sarebbe bisogno di separatismo. Nel movimento accetteremmo le persone giuste, persone che nel loro modo di comportarsi non si fanno esponenti perfetti della categoria privilegiata contro cui lottiamo. Uomini disposti a capire, ad ascoltare, disposti a farsi da parte, uomini che in un movimento nato per donne mettono al primo posto le donne che hanno paura degli uomini, anche se  questo significa rinunciare a certe cose.

Del resto questo è il frutto del femminismo pop, il femminismo infiocchettato, il femminismo che attira gli uomini promettendo privilegi e vantaggi laddove gli uomini dovrebbero imparare ad appoggiare i movimenti per la loro giustizia. A non considerarsi sempre i protagonisti. Ho bisogno del femminismo perché gli amici mi prendono in giro se scrivo poesie! Ho bisogno del femminismo perché mi diverto con lo strap-on della mia fidanzata! Non hai bisogno del femminismo perché vuoi che la tua fidanzata sia rispettata? Non hai bisogno del femminismo perché è giusto?

Io cosa ci guadagno dall’appoggiare i movimenti LGBT? O Black Lives Matter? Niente. Non che ci abbia mai riflettuto. Li appoggio perché mi sembrano battaglie giuste.

Pretendere la stessa cosa da un uomo non è violenza, non è discriminazione, è l’esatto contrario: è un “io credo che tu possa essere migliore di così”.

E per troppo tempo il femminismo è stato accusato di misandria per questa tendenza ottimista a chiedere il meglio dagli uomini.